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Gianluca Borroni

Wealth Advisor

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Aggiornato al 7 luglio 2026

Chi ha avuto tutto può perdere tutto. La storia di Vittorio ci ricorda che trattenere una parte di ciò che si guadagna, un pezzo alla volta, è l'atto di responsabilità più grande verso noi stessi.

La pesante aria estiva, carica di umidità, incolla i vestiti addosso e toglie il respiro. Sul piazzale della stazione di servizio, l'asfalto nero sembra quasi liquido: rigetta verso l'alto il calore assorbito durante il giorno, trasformando lo spazio tra le pompe di benzina in una fornace a cielo aperto. In questa notte d'estate che non dà tregua, un uomo di quasi ottant'anni si muove tra le vetture in attesa. Sorprende la sua rapidità, un'energia fluida e ostinata che sembra sfidare l'afa soffocante. Manovra i tubi delle pompe, deterge i parabrezza rigati dalla polvere e dal polline, porge il resto agli automobilisti con un cenno asciutto.

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Un presente evitabile

A fermarsi per un rifornimento notturno, si potrebbe provare una sensazione di leggero disagio notando quell'uomo costretto a fare i conti con la fatica in un'età in cui dovrebbe solo riposare, osservando le sue mani segnate dal tempo e quella tuta da lavoro blu, impregnata di un odore di carburante reso ancora più pungente e pesante dal caldo.

Non chiedere il prezzo di nulla

Ma sotto quel tessuto bagnato di sudore c'è un uomo che, per gran parte della sua vita, l'estate la viveva in modo completamente diverso, tra il fresco artificiale degli uffici climatizzati delle sue aziende e la brezza marina di spiagge paradisiache.

C'è stato un tempo in cui Vittorio non doveva chiedere il prezzo di nulla. Tra gli anni '70 e '80 era un imprenditore di enorme successo. Le sue aziende dominavano il mercato, i telefoni squillavano senza sosta e i guadagni si misuravano in cifre che la maggior parte delle persone fatica persino a immaginare.

La sua non era una vita comoda, era una vita monumentale. Le sue estati si consumavano in una villa settecentesca, a bordo di una piscina olimpionica dove l'acqua cristallina offriva un rifugio perfetto dalla calura. Frequentava i circoli più esclusivi e nel suo garage custodiva le auto sportive più desiderate di quegli anni. Ricorda ancora la sensazione del volante in legno pregiato della sua prima spider, l'esatto contrario della plastica bollente e appiccicosa delle utilitarie che si trova a rifornire oggi. In quella fase, Vittorio camminava nel mondo avvolto in un senso di "potere assoluto". Comprare, spendere, rilanciare: tutto era immediato. Il denaro fluiva così velocemente da cancellare l'idea stessa del domani. Era un'estate perenne, e Vittorio si sentiva immune all'inverno.

Non ascoltare i consigli

Un pomeriggio del 1982, nel suo ufficio si accomodò un vecchio consulente della banca. Con molta calma, gli suggerì di avviare un piano di accantonamento regolare. All'epoca, l'importo proposto era ovviamente in lire ma, per dare un'idea del suo potere d'acquisto, riparametrato a oggi equivaleva a circa 1.000 euro al mese.

Allora Vittorio si abbandonò a una risata di sincera sufficienza. Per un uomo che muoveva centinaia di milioni di lire a settimana, per un imprenditore abituato a firmare contratti oceanici, quella cifra mensile era un'inezia, letteralmente delle briciole. Non avrebbe modificato di un millimetro la sua disponibilità quotidiana. Ma proprio perché per lui erano solo briciole, non ne comprese le enormi potenzialità e decise che non valeva la pena perdere tempo a metterle da parte.

A cosa serviva accumulare sassolini quando si possedeva l'intera montagna? L'impreparazione di allora era protetta da una corazza dorata: la certezza assoluta che quella ricchezza fosse una sorgente inesauribile.

Non osservare i segnali

Il deserto materiale in cui Vittorio si trova oggi, tuttavia, non è figlio di un destino avverso, ma la conseguenza logica e spietata di una serie di decisioni. Negli anni del grande splendore, Vittorio considerava i versamenti per la previdenza sociale come una tassa inutile che sottraeva linfa al suo business. In pieno accordo con i suoi commercialisti, scelse di versare sempre il minimo previsto dalla legge. "La mia azienda è la mia vera pensione, i miei immobili sono la mia cassaforte", ripeteva a se stesso come un mantra. Era convinto che il rischio riguardasse solo agli altri e che il suo lavoro lo avrebbe protetto per sempre.

Ma i mercati cambiano pelle. Con l'arrivo degli anni '90, lo scenario economico globale si fece rigido. La concorrenza divenne feroce e le linee di credito iniziarono a stringersi attorno al collo delle sue società. E Vittorio, convinto di poter piegare gli eventi come aveva sempre fatto, non rallentò, anzi. Mentre gli affari soffrivano, lui manteneva il suo stile di vita, che giorno dopo giorno diventava sempre meno sostenibile.

Per ottenere la liquidità necessaria dalle banche e tenere in piedi le fabbriche, iniziò a firmare fideiussioni personali. Mise la sua firma ovunque, legando indissolubilmente il patrimonio di famiglia, la villa, le auto e i terreni privati al destino delle sue aziende.

Non creare un paracadute

Quando il crollo arrivò, fu totale. Il fallimento non risparmiò nulla. I creditori pignorarono ogni singolo bene intestato a suo nome. La villa con piscina fu svenduta all'asta, i conti correnti privati vennero azzerati. Dato che non era mai esistito un muro di separazione, una riserva intoccabile e slegata dal rischio d'impresa, lo tsunami si portò via tutto. Così Vittorio si trovò a terra, senza più nulla, costretto ad accettare qualsiasi lavoro pur di sopravvivere, continuando a pagare i suoi debiti, senza potersi ritirare nemmeno una volta raggiunta l'età della pensione-

Fare la differenza

Mentre si asciuga il sudore dalla fronte con il dorso della mano, guardando le cifre digitali che corrono veloci sul display della pompa sotto la luce giallastra del lampione, Vittorio fa un calcolo banale che gli stringe lo stomaco. Se solo avesse ascoltato quel consulente nel 1982. Se solo avesse accettato di isolare quella somma che per lui allora non significava alcun sacrificio, dimenticandosi della sua esistenza e lasciandola semplicemente crescere nel tempo. Oggi quel fondo varrebbe circa 500.000 euro.

Mezzo milione di euro. Una cifra che oggi avrebbe un peso immenso: cancellerebbe l'afa e la fatica di queste notti d'estate, gli garantirebbe una vecchiaia serena e gli permetterebbe di lasciare qualcosa di solido ai suoi figli.

Il risparmio è una scelta di mentalità, non di reddito

La notte ha portato a Vittorio una consapevolezza limpida e priva di sconti. Standone fuori, ha capito che la tentazione di scommettere tutto sul grande colpo della vita, spesso nasconde una trappola. Ci si convince che la sicurezza dipenda solo da quanto si riesce a guadagnare nel momento d'oro, dimenticando l'importanza di costruire un porto sicuro, un pezzo alla volta.

La verità che emerge dal piazzale surriscaldato è tanto semplice quanto universale: ognuno di noi è l'unico vero padrone delle proprie scelte quotidiane.

Non importa se le entrate mensili sono di 1.500 euro o 10 volte tanto: se si spende sistematicamente ogni singola risorsa che entra nelle tasche per assecondare i desideri e lo stile di vita del presente, la costruzione consapevole di un futuro libero e sereno resta a zero. Chi non pone un limite spontaneo alle proprie uscite, chi consuma tutto ciò che incassa, sceglie attivamente di rimanere vulnerabile al primo cambio di vento, diventando strutturalmente fragile a prescindere dal proprio reddito.

Al contrario, decidere di trattenere una quota delle proprie entrate, mettendola al sicuro attraverso un accumulo costante prima ancora di iniziare a spendere il resto, è l'atto di responsabilità più grande che possiamo compiere per noi stessi. Significa smettere di essere passeggeri passivi del presente e iniziare a costruire, un mattone alla volta, le fondamenta del nostro domani. Questo percorso può apparire lento, privo del brivido delle grandi scommesse o delle gratificazioni immediate, ma è l'unico vero scudo capace di garantire la nostra dignità, difendere i nostri cari e permetterci, qualunque tempesta o canicola decida di scatenarsi fuori, di dormire sonni tranquilli.

La lezione di Vittorio

Il risparmio è una scelta di mentalità, non di reddito La stabilità non si misura da quanto entra, ma da quanto decidi di trattenere. Spendere tutto ciò che si guadagna cancella ogni sicurezza, sia che si tratti di stipendi modesti che di patrimoni importanti.

Separare la protezione dal rischio Affidare la propria serenità futura a un'unica risorsa, sia essa un'azienda o un lavoro apparentemente solido, espone a pericoli enormi. Costruire una riserva autonoma e separata dalle attività quotidiane è il solo modo per salvaguardare la propria vita dagli imprevisti.

Il valore della costanza Spesso trascuriamo i piccoli accantonamenti periodici perché ci sembrano insignificanti nel breve periodo rispetto alle grandi cifre della vita. Eppure, sono proprio quella costanza e quella disciplina regolare a trasformare nel tempo le risorse volatili in solide certezze.

Articolo realizzato in collaborazione con FEduF

Le informazioni contenute negli articoli sono prodotte da Banca Mediolanum in collaborazione con FEduF, escludono qualsiasi forma di consulenza e hanno scopo puramente informativo.

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