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Redazione CosaConta

Aggiornato al 8 giugno 2026

Soft saving e revenge saving: due facce della stessa medaglia. Cosa vuol dire e perché i giovani cercano nuovi modi per risparmiare?

Sommario

Tra inflazione, affitti alti e stipendi spesso instabili, molti giovani cercano un modo più sostenibile di gestire i soldi. Vediamo di capire cosa sono il soft saving e il revenge saving. E quali strategie possono aiutarti a risparmiare davvero.

Soft saving vs revenge saving: due risposte opposte alla stessa domanda

La vita è una e va vissuta nel presente. Ma è anche vero che potrebbe essere lunga e che qualche risparmio da parte potrebbe far comodo per il futuro. È fra questi due estremi che sembrano oscillare i giovani quando pensano a come gestire i loro risparmi: da una parte vorrebbero costruirsi un minimo di sicurezza economica, ma sono schiacciati da inflazione, lavoro discontinuo e pressione sociale; dall’altra parte, quasi come reazione a queste difficoltà, vorrebbero concedersi una migliore qualità della vita oggi, destinando risorse a esperienze presenti come viaggi, benessere, cene fuori.

Così negli ultimi mesi, soprattutto sui social, si è acceso il dibattito fra due approcci molto diversi:

  • il cosiddetto “soft saving”, che privilegia l’attimo, la qualità della vita ora, a beneficio di un modo più flessibile e sostenibile di mettere soldi da parte senza rinunciare a ciò che fa stare bene;
  • e l’opposto, ossia il “revenge saving”, un metodo decisamente più aggressivo che nasce per contrastare l’ansia economica e l’aumento dei prezzi e che si manifesta con un taglio drastico alle spese superflue e con l’adesione alle “sfide di non acquisto” (le “no-buy challenge”).

Dietro questi nomi un po’ social, in realtà, si agita una domanda assai concreta: è davvero possibile risparmiare senza vivere solo di rinunce? Secondo la “Deloitte Global Gen Z and Millennial Survey 2026”, le nuove generazioni continuano a considerare la sicurezza economica un obiettivo importante, ma sempre più spesso cercano anche un maggiore equilibrio tra benessere personale, tempo libero e stabilità finanziaria.

Soft saving e revenge saving non devono essere per forza nemici

A prima vista, soft saving e revenge saving sembrano due approcci diametralmente opposti. Nascono però dalla stessa esigenza: provare a riprendere il controllo delle finanze in un momento di forte incertezza economica.

Il soft saving cerca un nuovo equilibrio. L’idea è quella di costruire un rapporto più rilassato con il denaro, evitando approcci troppo rigidi che, nel lungo periodo, rischiano di diventare frustranti.

Chi segue questa filosofia tende a:

  • risparmiare in modo graduale;
  • mantenere alcune spese legate al benessere personale;
  • privilegiare la continuità rispetto ai sacrifici estremi.

È un approccio spesso più sostenibile nel tempo. Ma serve un minimo di metodo, perché il rischio di finire per risparmiare troppo poco esiste.

Il revenge saving è una “reazione” all’ansia economica. L’obiettivo è recuperare rapidamente controllo e sicurezza finanziaria, spesso attraverso:

  • tagli drastici alle spese;
  • budgeting molto rigido;
  • forte attenzione agli obiettivi economici.

Questo approccio può essere utile per rimettere ordine nei conti o per costruire velocemente un fondo di emergenza. Alla lunga, però, rischia di diventare difficile da mantenere. Un po’ come una dieta troppo severa.

La verità è che i due modelli non sono necessariamente nemici. Per molte persone, possono rappresentare momenti diversi dello stesso percorso: periodi in cui serve “tirare la cinghia” e altri in cui è più importante, per il benessere complessivo, concedersi qualche sfizio in più.

Cosa significa “soft saving” e perché ne parlano i giovani sui social

Potresti aver già intercettato il soft saving in qualche contenuto dedicato alla finanza personale su TikTok o Instagram. Ultimamente, infatti, questa formula circola parecchio. È arrivato il momento di capire bene che cosa c’è sotto.

In pratica, il soft saving è un approccio al risparmio più flessibile rispetto a quello tradizionale. L’idea di fondo è sempre quella di mettere soldi da parte, ma senza trasformare ogni spesa in un sacrificio o vivere con l’ansia di dover rinunciare continuamente a qualcosa. Insomma, risparmiare sì, ma senza smettere completamente di viaggiare, uscire con gli amici, concedersi qualche esperienza o investire nel tuo benessere.

Questo trend nasce anche come reazione alla narrativa opposta del revenge saving, della produttività estrema e delle sfide di risparmio molto rigide (le “no buy challenge” a cui abbiamo accennato poco fa).

Il soft saving prova a trattare il tema del denaro il modo più morbido, cercando di coniugare tre cose tutte molto importanti:

  • la stabilità economica;
  • la qualità della vita;
  • il benessere personale.

Si tratta di un approccio che, forse non a caso, sta trovando terreno fertile proprio fra le nuove generazioni, alle prese con un costo della vita elevato, redditi spesso discontinui e una crescente attenzione alla salute mentale e all’equilibrio vita-lavoro.

Forse, però, il punto oggi non è scegliere tra “godersi la vita” e “mettere soldi da parte”: è, piuttosto, trovare un metodo sostenibile che permetta di fare entrambe le cose in un contesto economico che, per molti giovani, continua a essere complesso.

La fotografia del 2026: come stanno davvero i giovani italiani a livello di soldi

Stando ai risultati della ricerca di Deloitte, nel 2026 (per il quinto anno di seguito) il costo della vita è citato come principale preoccupazione dalla Gen Z (38%) e dai Millennial (42%), superando ampiamente temi come criminalità, disoccupazione, ambiente e geopolitica. Molti giovani dichiarano inoltre di sentirsi sotto pressione dal punto di vista finanziario e di fare fatica a pianificare il futuro con serenità.

Pesa, in particolare, il tema della casa: il 69% della Gen Z e il 64% dei Millennial affermano che il costo o la disponibilità delle abitazioni influenzano direttamente le loro scelte di vita e di lavoro (dove vivere, che lavoro accettare e persino quando diventare indipendenti).

Eppure, nonostante le difficoltà, il risparmio continua a essere considerato importante. La differenza rispetto al passato è che oggi molti giovani sembrano meno disposti a sacrificare completamente il presente per costruire il futuro.

Perché “risparmiare quello che avanza” quasi sempre non funziona

È probabilmente l’approccio al risparmio più istintivo (oltre che la strada apparentemente più facile): alla fine del mese guardi quanto è rimasto (sempre che sia rimasto qualcosa) e lo metti da parte. Ma, nella pratica, non è un metodo efficace. E la ragione sta nel modo in cui funziona la mente umana.

Se non separi i soldi destinati al risparmio da quelli che invece ti servono per le spese quotidiane, di fatto lasci tutto in un unico calderone. Affitto, bollette, spesa, uscite, abbonamenti, acquisti impulsivi tendono a prendersi la precedenza e, a fine mese, resta ben poco da mettere da parte. A maggior ragione quando il costo della vita aumenta. Inoltre, il nostro cervello tende a percepire i soldi presenti sul conto come soldi disponibili da spendere. Non importa se hai intenzione di risparmiarne una parte.

Senza una separazione chiara, è molto più facile utilizzare tutto quel che c’è. Cosa fare? Semplice: togliere subito dalla vista (e dalla disponibilità) – non appena arriva lo stipendio o un’altra entrata analoga – la fetta di reddito che vuoi risparmiare.

Il tuo cervello si adatterà, facendoti bastare quello che è rimasto sul conto.

E non serve partire da cifre enormi: anche piccole somme, se regolari, possono aiutarti a costruire nel tempo un fondo di emergenza, una maggiore tranquillità economica e una migliore consapevolezza delle tue spese.

Risparmiare senza rinunciare a tutto: 6 consigli pratici che funzionano davvero

Soft saving, revenge saving. Al di là dei nomi, il principio resta lo stesso: costruire un metodo semplice e sostenibile per mettere da parte un risparmio per il futuro. E per riuscire a farlo con continuità nel tempo, senza rinunciare alla prima difficoltà.

Ecco allora alcune strategie concrete che possono aiutarti a risparmiare senza sentirti costretto a fare troppe rinunce.

  • Separa subito la quota destinata al risparmio. Non appena ricevi lo stipendio o un’entrata periodica simile (un compenso per un’attività continuativa, per esempio), sposta subito una piccola quota su un conto separato o in un salvadanaio digitale. Anche poco, ma con regolarità.
  • Controlla le “spese invisibili”. Abbonamenti dimenticati, delivery frequente, acquisti impulsivi online: spesso sono le spese piccole ma ripetute a pesare di più nel tempo.
  • Dai un nome ai tuoi obiettivi. “Risparmiare” è troppo generico. “Weekend a settembre”, “fondo per le emergenze” o “anticipo per la casa nuova” sono obiettivi concreti e decisamente più motivanti.
  • Costruisci un fondo per le emergenze. Una piccola riserva può aiutarti a gestire imprevisti senza dover ricorrere a prestiti o svuotare il conto.
  • Sfrutta la tecnologia. Molte app permettono di mettere da parte gli “arrotondamenti per eccesso” delle tue spese, o comunque di automatizzare piccoli accantonamenti. Un modo semplice per risparmiare, quasi senza che tu te ne accorga.
  • Concediti qualche “sfizio consapevole”. Risparmiare non significa eliminare ogni piacere. Inserire nel budget una quota per tempo libero, viaggi o esperienze può aiutarti a mantenere il piano più a lungo.

Se vuoi approfondire come organizzare meglio entrate, uscite e obiettivi, puoi partire dalla guida completa al bilancio familiare.

Fondo di emergenza: cos’è, quanto deve esserci dentro e dove tenerlo

Il fondo di emergenza è una somma di denaro accantonata proprio per affrontare spese impreviste (o periodi di difficoltà economica): una carie che ti costringe a una costosa seduta dal dentista, l’auto che ti lascia a piedi senza preavviso, la perdita del lavoro o semplicemente un mese con uscite più alte del solito. Il fondo di emergenza è una rete di sicurezza che ti permette di affrontare questi casi della vita senza farti prendere dall’ansia.

Quanti soldi tenere? Non esiste una cifra perfetta valida per tutti, ma una regola spesso utilizzata è quella di tenere una somma pari a circa tre-sei mesi di spese essenziali. Naturalmente, il valore cambia in base alla tua situazione: se hai entrate molto variabili potresti aver bisogno di una riserva più ampia, mentre se vivi ancora con i genitori o hai spese modeste potresti anche partire con una cifra più contenuta.

Tendenzialmente, il fondo emergenza dovrebbe essere facilmente accessibile, ma allo stesso tempo separato dal conto utilizzato ogni giorno. Inoltre, proprio perché serve ad affrontare gli imprevisti, meglio preferire strumenti a basso rischio e facilmente liquidabili.

Se vuoi approfondire come costruire un fondo emergenza e perché può fare la differenza nella gestione delle tue finanze, trovi qui la guida completa dedicata al tema.

Salvadanaio digitale e arrotondamento: come funzionano gli strumenti “app-based”

Oggi esistono molte app pensate per aiutarti a risparmiare quasi senza accorgertene. Tra i metodi più diffusi, ci sono i cosiddetti “salvadanai digitali” e i sistemi di arrotondamento automatico.

Come funziona l’arrotondamento automatico? L’idea è semplice: tanti minuscoli accantonamenti – che sul momento sembrano non pesare – sul lungo periodo possono fare la differenza. Così, ogni volta che fai un acquisto con carta, l’app arrotonda per eccesso l’importo che spendi e la differenza viene spostata automaticamente in uno spazio separato e dedicato al risparmio.

Per esempio, se spendi 2,60 euro al bar per caffè e brioche, il sistema arrotonda a 3 euro: i 40 centesimi vanno a finire direttamente nel tuo salvadanaio digitale. E avanti così, per ogni spesa.

Il vantaggio principale è psicologico: il risparmio diventa automatico e meno faticoso, perché non richiede ogni volta una decisione consapevole.

Un altro sistema è quello del salvadanaio digitale: qui sei tu a impostare consapevolmente quale importo desideri accantonare e con quale periodicità. L’app eseguirà il prelievo automaticamente dal tuo conto.

Naturalmente, questi strumenti da soli non fanno miracoli e non sostituiscono una pianificazione più ampia. Ma possono essere un buon punto di partenza.

giovane donna fa i conti con calcolatrice

Quanto risparmiare al mese: la regola del 50/30/20 (e perché va adattata al tuo contesto)

Quando si parla di budgeting personale, una delle regole diffuse nel settore dell’educazione finanziaria è quella del 50/30/20. In pratica, prendi le tue entrate mensili e le dividi in tre quote:

  • 50% per le spese necessarie (affitto o mutuo, bollette, trasporti, spesa);
  • 30% per le spese personali e il tempo libero;
  • 20% per il risparmio.

È una regola che può essere utile per darti una disciplina, ma non va presa con troppa rigidità: come sempre, molto dipende dalla tua situazione.

Nel contesto italiano del 2026, soprattutto per molti giovani, rispettare queste percentuali può infatti rivelarsi complicato. In grandi città come Milano o Roma, per esempio, il costo dell’affitto può assorbire una quota molto più alta del reddito disponibile. Allo stesso tempo, stipendi medi e lavoro discontinuo rendono difficile mantenere una capacità di risparmio costante.

Al di là di regole e percentuali, quel che conta è costruire un metodo sostenibile nel tempo che ti regali un po’ di tranquillità economica in più per i tuoi progetti futuri, tenuto conto della tua situazione di partenza e delle sfide che affronti ogni giorno.

Budget mensile e risparmio: alcune domande frequenti

Cos’è il soft saving e in cosa si differenzia dal “frugalismo”? Il soft saving è un approccio al risparmio che fa leva sulla flessibilità: l’idea è quella di risparmiare senza rinunciare completamente a esperienze, benessere e qualità della vita. Il cosiddetto “frugalismo”, invece, tende spesso a privilegiare una riduzione molto più drastica delle spese e dei consumi.

Cos’è il revenge saving di cui si parla nel 2026? Il revenge saving è un approccio al risparmio rigido e disciplinato, nato come reazione all’aumento del costo della vita e all’ansia economica. Può includere periodi di “no-buy”, tagli drastici alle spese e forte attenzione agli obiettivi finanziari.

Quanto dovrei risparmiare ogni mese rispetto al mio stipendio? Non esiste una percentuale perfetta valida per tutti. Una regola spesso utilizzata è quella del “50/30/20”, che suggerisce di destinare circa il 20% delle entrate al risparmio, il 50% alle spese fisse e il 30% agli svaghi. Ma la cosa davvero importante è trovare una quota sostenibile rispetto alle proprie spese e mantenerla nel tempo.

Come si costruisce un fondo di emergenza partendo da zero? Il modo migliore è iniziare con piccoli accantonamenti regolari, anche molto contenuti. L’obiettivo è creare gradualmente una riserva che possa coprire spese impreviste o periodi di difficoltà economica.

Funzionano davvero le app salvadanaio digitale? Possono essere utili, soprattutto per chi fatica a risparmiare in modo costante. Automatizzare piccoli accantonamenti o utilizzare sistemi di arrotondamento aiuta a costruire l’abitudine al risparmio quasi senza accorgersene.

Si può risparmiare anche con uno stipendio basso? Sì, anche se può essere più difficile. In questi casi è ancora più importante partire da obiettivi realistici, controllare le spese ricorrenti e costruire un metodo sostenibile, senza pretendere risultati immediati.

Conviene il BNPL (“compra ora, paga dopo”) o è meglio evitarlo? Dipende da come viene utilizzato. Se gestito con attenzione, può aiutare a distribuire una spesa nel tempo. Il rischio, però, è perdere il controllo delle uscite e accumulare pagamenti futuri che finiscono per pesare sul budget mensile.

Ricapitolando

Negli ultimi anni il risparmio è diventato, soprattutto per i giovani, un tema sempre più complesso. Da una parte c’è il desiderio di costruire sicurezza economica, dall’altra la volontà di vivere appieno il presente. Cosa hai imparato:

  • il soft saving punta a un approccio più flessibile e sostenibile al risparmio;
  • il revenge saving nasce invece come reazione all’ansia economica e agli eccessi di spesa;
  • “risparmiare quello che avanza” spesso non funziona, è più efficace mettere qualcosa da parte non appena arriva un’entrata;
  • non servono grandi cifre per iniziare: anche piccoli accantonamenti regolari possono fare la differenza nel tempo, l’importante è accantonare con costanza;
  • strumenti come fondo d’emergenza, budgeting e salvadanai digitali possono aiutarti a gestire meglio il denaro senza vivere il risparmio come una rinuncia o una punizione.
  • Risparmiare non vuol dire “non spendere” e nemmeno non potersi godere la vita. Significa però decidere consapevolmente dove spendere e dove no, per trovare un equilibrio sostenibile tra presente e futuro.

Se vuoi approfondire come costruire un metodo di risparmio più adatto alle tue esigenze e organizzare meglio entrate, uscite e obiettivi, puoi partire dalla guida dedicata al risparmio e al bilancio familiare.

Se invece ti capita spesso di arrivare a fine mese senza capire dove siano finiti i soldi, può esserti utile leggere anche l’approfondimento sul perché a volte facciamo fatica a mettere qualcosa da parte.

Articolo realizzato in collaborazione con FEduF

Le informazioni contenute negli articoli sono prodotte da Banca Mediolanum in collaborazione con FEduF, escludono qualsiasi forma di consulenza e hanno scopo puramente informativo.

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