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Redazione CosaConta

Aggiornato al 13 luglio 2026

Il kolossal, nato dall’adattamento di un poema scritto quasi tremila anni fa, ha generato hype globale ben prima del suo arrivo nei cinema.

Sommario

“L’Odissea” di Christopher Nolan è stato uno dei film più attesi dell’anno. Ti è mai capitato di chiederti perché alcune pellicole diventano eventi capaci di riempire le sale anche nell’era dello streaming? Ma soprattutto: cosa ci dice tutto questo sul valore che diamo oggi all’intrattenimento?

“L’Odissea” di Nolan: perché un poema di tremila anni fa è il film più atteso del 2026

Un debutto che, è il caso di dirlo, si preannuncia epico. A luglio, nelle sale italiane, arriva L'Odissea, il nuovo film di Christopher Nolan. Lo stesso regista della trilogia di Batman (con Christian Bale nei panni del Cavaliere Oscuro), di Inception (con Leonardo DiCaprio tra i vari livelli dell'inconscio), di Interstellar (con Matthew McConaughey fra pianeti e buchi neri) e di Oppenheimer, il film premio Oscar dedicato al padre della bomba atomica.

Visti i precedenti, puoi ben comprendere come mai questo kolossal è diventato uno degli eventi cinematografici più attesi dell’anno. Ma ci sono anche altri fattori in gioco: il cast, che include attori e attrici del calibro di Matt Damon, Tom Holland, Zendaya, Anne Hathaway, Robert Pattinson ed Elliot Page, e la scelta di girare il film in tecnologia IMAX hanno contribuito ad alimentare aspettative ed euforia.

Gli ingredienti del grande blockbuster contemporaneo, insomma, sono tutti presenti. C’è però un elemento che rende l’operazione ancor più interessante e, se vuoi, anche istruttiva: a differenza di molti franchise degli ultimi anni, “L’Odissea” non nasce da un universo narrativo recente.

  • Non è un prequel o un sequel, cioè un film che ti racconta il capitolo precedente o quello successivo di una storia già uscita.
  • Non è uno spin-off, ossia una pellicola che nasce da un’altra pellicola.
  • Non è l’ennesimo capitolo di una saga.

Niente di tutto questo: è** l’adattamento di una storia che accompagna l’umanità da quasi tre millenni**. Ma forse è proprio per questo che funziona, nella logica dei grandi eventi culturali contemporanei e della cosiddetta “economia dell’attenzione” o “attention economy”.

Cos’è l’economia dell’attenzione (e perché Hollywood ne è il laboratorio perfetto)

Per gran parte del Novecento, la principale missione delle aziende era produrre beni. Oggi, in molti settori la vera sfida è riuscire a catturare l'attenzione delle persone. Non è un'intuizione recente: già nel 1971 il premio Nobel per l'Economia Herbert Simon osservava che “un'abbondanza di informazioni genera una scarsità di attenzione”. Oggi, a oltre cinquant'anni di distanza, il concetto è al centro di un'intera branca della ricerca economica: una recente rassegna pubblicata sul Journal of Economic Literature dell'American Economic Association descrive l'attenzione come una vera e propria risorsa economica, per la quale competono aziende, piattaforme digitali e creatori di contenuti. Del resto, oggi viviamo immersi nei contenuti. E ognuno di loro - film, serie tv, social, podcast, videogiochi, newsletter, video brevi, piattaforme di streaming e libri - devono competere giorno dopo giorno per conquistarsi una fetta del nostro tempo.

La tua attenzione, infatti, non è infinita: è, al contrario, una risorsa limitata. Come l’oro o il petrolio. Ogni tua giornata dura ventiquattro ore: se togli le otto dedicate al lavoro e le altre sette o otto (auspicabilmente) riservate al sonno, te ne restano all’incirca otto, che magari dividi tra famiglia, amici, benessere, sport. Nel poco che resta, puoi guardare una sola serie televisiva, leggere un solo libro o andare a vedere un solo film al cinema. È chiaro che ogni scelta esclude le altre.

Proprio perché è una risorsa limitata, la tua attenzione ha un valore economico enorme. Chi produce contenuti non compete più solo sulla qualità, ma anche per aggiudicarsi minuti, clic, visualizzazioni e tempo di permanenza.

Hollywood rappresenta uno dei laboratori più interessanti di questa trasformazione. Un film, oggi, deve riuscire a emergere fra centinaia di alternative disponibili su smartphone, tablet, televisione e social. Per farlo, deve diventare un argomento di conversazione, una tendenza, un evento da non perdere.

La tua attenzione vale più di quanto pensi: ecco perché

Si dice sempre che, se un servizio online è gratuito, allora il prodotto sei tu. Non è proprio così: il vero prodotto è la tua attenzione. Le piattaforme digitali monetizzano il tempo che trascorri al loro interno attraverso pubblicità, raccolta dati, abbonamenti. Più tempo rimani collegato, maggiore è il valore economico che si genera.

In questo quadro, la vera moneta di scambio non sono più solo i soldi che spendi, ma anche il tempo che scegli di dedicare a uno o all’altro contenuto. Ed è proprio di fronte a questa sfida che un film come “L’Odissea” deve rivelarsi un fuoriclasse. Deve farlo per ottenere qualcosa che oggi è sempre più raro: l’attenzione collettiva di milioni di persone nello stesso momento.

Pochi grandi blockbuster vs molti piccoli film: la nuova matematica di Hollywood

Negli ultimi anni, gli studios cinematografici hanno progressivamente cambiato strategia. In passato, i grandi produttori distribuivano il rischio su molti film di fascia media. Oggi, invece, tendono a concentrare budget colossali su un numero ridotto di titoli-evento. Forse ne avrai sentito parlare: è la cosiddetta “tentpole strategy”, una strategia che punta a costruire pochi grandi “pilastri” capaci di sostenere gran parte degli incassi annuali.

Immagina: pochi ma clamorosi eventi globali che attirano spettatori in tutto il mondo, preceduti e accompagnati da merchandising, contenuti (e, spesso e volentieri, polemiche) social, partnership commerciali, e seguiti da una lunga coda di ricavi successivi. Aumenta la posta in gioco e, chiaramente, aumenta anche il rischio: non è difficile capire perché. Secondo Statista, nel 2026 il mercato cinematografico globale dovrebbe valere circa ** 51 miliardi** di dollari, con una crescita prevista fino a quasi 57 miliardi entro il 2030. Gli Stati Uniti, da soli, rappresentano circa un terzo del mercato mondiale. In un'industria di queste dimensioni, un blockbuster di successo può generare ricavi enormi; allo stesso modo, un blockbuster da centinaia di milioni di dollari che non incontra il favore del pubblico può trasformarsi in un problema estremamente costoso.

Il rovescio della medaglia è che, se invece l’operazione funziona, il ritorno economico può essere gigantesco. A tutto vantaggio dell’industria. “L’Odissea” rientra in questa logica “epica”: non un semplice film ma un evento globale, progettato e costruito per conquistare la nostra attenzione con grande anticipo rispetto alla sua effettiva uscita nelle sale cinematografiche del pianeta.

I 5 ingredienti che fanno di un film un evento globale capace di riempire le sale

I grandi successi cinematografici degli ultimi anni – qui citiamo il caso di Nolan, ma vale anche per “Disclosure Day”, film di Steven Spielberg uscito a metà giugno – hanno alcuni aspetti in comune.

  • Un nome che genera fiducia. Per molti spettatori, Christopher Nolan o Steven Spielbeg non sono registi, ma bollini di qualità. Ancor prima di conoscere la trama, molti sanno che sicuramente andranno a vedere “il nuovo film di Nolan” o “il film di Spielberg sugli alieni”.
  • Un cast che mette insieme diverse platee(e generazioni). Quando nello stesso film compaiono attori amati da generazioni differenti, il potenziale pubblico si amplia quasi automaticamente.
  • Un chiacchiericcio (non privo di polemiche) che anticipa di vari mesi l’uscita del film. Trailer, indiscrezioni, poster, contenuti e commenti social trasformano il film in un argomento di cui si parla molto prima del suo sbarco ufficiale al cinema.
  • La promessa di un’esperienza difficile da replicare a casa. Schermi IMAX, effetti visivi spettacolari e audio immersivo rendono l’essere al cinema parte integrante dell’esperienza.
  • Una storia che riesce a parlare a tutti. Più il tema è universale, più è facile che il film superi confini geografici e culturali. Il viaggio di Ulisse, in fondo, parla di casa, identità, desiderio e avventura: temi che continuano a funzionare anche a distanza di millenni.

Con tutti questi ingredienti, un film ha elevate probabilità di diventare un evento capace di conquistare qualcosa di sempre più raro: l’attenzione di milioni di persone nello stesso momento.

Streaming vs cinema: come è cambiato il valore che diamo all’intrattenimento

Per molti anni, il cinema è stato il luogo – e il modo – principale per vedere un film. Oggi non è più così. Con pochi euro al mese possiamo accedere a cataloghi che contengono migliaia di film, serie televisive e documentari. Diciamocelo: l’offerta è enorme.

Eppure, proprio nell’era dello streaming, alcuni film continuano a richiamare milioni di spettatori nelle sale. Come mai? La risposta è più semplice di quanto, forse, tu possa immaginare: cinema e streaming non vendono proprio la stessa cosa.

  • Lo streaming vende comodità e abbondanza: è sempre disponibile, costa relativamente poco e offre un catalogo più o meno inesauribile.
  • Il cinema, oggi più che mai, vende un’esperienza: un grande schermo, un impianto audio immersivo, la visione condivisa con altre persone e la sensazione di partecipare a un evento culturale nello stesso momento in cui lo stanno vivendo milioni di altri spettatori nel mondo.

Film come “L’Odissea” di Nolan sono progettati esattamente con questo obiettivo: offrire qualcosa che difficilmente si può vivere dal divano di casa. Un’esperienza così potente da convincerti che vale i 15 o 20 euro di biglietto (un livello di prezzo applicato tipicamente per le sale IMAX di ultima generazione, progettate per offrire l'esperienza visiva e sonora più potente e immersiva possibile). È una cifra che difficilmente spenderesti per vedere la stessa pellicola a casa tua, dove – se ci pensi – ti basta andare nella library della piattaforma streaming e selezionarla. Più comodità, ma molta meno emozione: e per quell’emozione siamo disposti a pagare qualcosa in più.

Il paradosso del biglietto del cinema nell’era dello streaming

E qui viene fuori un paradosso interessante: molti tuoi amici e amiche, colleghi e colleghe, conoscenti a vario titolo, magari considerano caro un abbonamento streaming da pochi euro al mese, ma sono disposti a spendere diverse decine di euro per una serata al cinema fra biglietti, trasporti, snack e bevande. Com’è possibile? È presto detto: la differenza sta tutta nella percezione del valore.

  • Quando paghi un abbonamento, stai acquistando l’accesso a migliaia di contenuti che spesso finisci per dare per scontati.
  • Quando compri un biglietto per un film-evento, invece, stai acquistando un momento specifico, irripetibile e condiviso.

Non paghi tanto il film, insomma, quanto l’esperienza. Ed è una lezione preziosa perché, se ci pensi, ci dice molto della lente emotiva attraverso la quale diamo un valore ai nostri soldi.

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Il valore emotivo del nostro denaro: cosa implica questo per il tuo budget mensile

Dietro il richiamo di un film come “L’Odissea” c’è una domanda: quanto valore attribuiamo al nostro tempo libero? Negli ultimi anni (specialmente dal lockdown del 2020 in avanti), l’intrattenimento è diventato una voce di spesa importante per molte persone e famiglie.

Piattaforme streaming, servizi musicali, videogiochi e abbonamenti online, cinema, eventi sportivi, concerti e festival, contenuti premium sui social o sul web: prese singolarmente, molte di queste voci di spesa sono modeste. Dieci euro qui, otto euro là, qualche biglietto ogni tanto. La somma, però, può dare un risultato stupefacente.

Giusto per dare un’idea: secondo l’Osservatorio Impresa Cultura Italia-Confcommercio, realizzato in collaborazione con SWG, nel 2025 la spesa media mensile per consumi culturali si è attestata a 94 euro, in crescita dai 90 euro del 2024. Al primo posto, tv e musica.

A una più attenta verifica, però, potrebbe capitarti di scoprire che in realtà alcune forme di intrattenimento le utilizzi poco. E, per giunta, magari si sovrappongono fra loro. Che fare, quindi? Tagliare? Non necessariamente. Il punto, qui, non è spendere per forza meno, ma spendere più consapevolmente.

Se un film che danno al cinema ti regala una serata memorabile, probabilmente il tuo denaro è stato ben speso. Se invece paghi tre o quattro abbonamenti che non utilizzi praticamente mai, forse conviene che ti fermi un momento e fai il punto della situazione.

Anche il divertimento, in fondo, è una scelta di bilancio.

L’attenzione è una risorsa limitata? Anche il tuo budget lo è: per questo è importante gestirlo al meglio

“L’Odissea” racconta il viaggio di un uomo che cerca di tornare a casa superando ostacoli, distrazioni e tentazioni di ogni genere. A modo suo, racconta qualcosa che riguarda anche noi. Ogni giorno dobbiamo decidere a quali sirene resistere e come utilizzare due risorse non certo infinite: il tempo e il denaro.

L’economia dell’attenzione poggia proprio su questo equilibrio. Aziende, piattaforme e creator competono per conquistare una fetta delle tue giornate. A volte ci riescono perché offrono contenuti di qualità, altre volte semplicemente perché sono riusciti a catturare la tua attenzione prima di altri. Essere consumatori consapevoli significa imparare a riconoscere (anche) questa dinamica.

Vale per un abbonamento streaming, per un social network e persino per un blockbuster hollywoodiano: devi capire chi merita davvero il tuo tempo. E i tuoi soldi.

Soldi, streaming e tempo libero: fai il tuo bilancio (tenendo conto dell’inflazione)

Anche l’inflazione ha fatto la sua parte, ritoccando al rialzo il valore di molti beni e servizi che consumi ogni giorno. Intrattenimento compreso. Per questo, può essere utile monitorare periodicamente le spese che dedichi al tuo tempo libero. Gestire bene il tuo bilancio non significa rinunciare a divertirti ma, come abbiamo detto, imparare a dare il giusto peso sia ai soldi che spendi sia al tempo che scegli di dedicare all’una o all’altra proposta.

Economia dell’attenzione: ecco le risposte che contano davvero

Cos’è l’attention economy o economia dell’attenzione? L’economia dell’attenzione è quel modello economico nell’ambito del quale la risorsa più preziosa è, per l’appunto, l’attenzione che dedichi a contenuti, piattaforme e servizi. Film, social, videogiochi e streaming competono ogni giorno per conquistare una fetta di questa risorsa limitata. Più tempo trascorri su una piattaforma o davanti a un contenuto, maggiore è il valore economico che la tua attenzione può generare.

Perché tanta attesa su “L’Odissea” di Christopher Nolan? L’attesa nasce dalla combinazione di diversi fattori: il prestigio del regista, il successo dei suoi film precedenti, un cast stellare e l’adattamento di uno dei poemi più famosi della storia. A ciò si sommano una massiccia campagna promozionale e la promessa di un’esperienza cinematografica esclusiva.

Quando esce “L’Odissea” di Nolan in Italia? “L’Odissea” di Christopher Nolan è attesa nelle sale italiane nel mese di luglio 2026. Come accade spesso per i grandi blockbuster internazionali, la distribuzione è accompagnata da una poderosa campagna di comunicazione che sta contribuendo a tenere alto l’interesse del pubblico, comunque già forte da alcuni mesi.

Conviene di più andare al cinema o pagare gli abbonamenti streaming? Dipende dalle tue abitudini e dall’esperienza che vuoi vivere. Lo streaming ti dà l’accesso a migliaia di contenuti a fronte di una spesa mensile tutto sommato contenuta (se consideri il singolo servizio), mentre il cinema propone un’esperienza più immersiva e collettiva. Non esiste una scelta migliore in assoluto: quel che conta è valutare, di volta in volta, quanto valore ti dà e quanto effettivamente utilizzi i servizi per cui paghi.

Perché Hollywood punta sempre di più sui blockbuster? Negli ultimi anni, gli studios hanno concentrato risorse e investimenti su pochi grandi film-evento capaci di attirare pubblico in tutto il mondo. Questa strategia consente di massimizzare gli incassi e di generare ricavi aggiuntivi attraverso merchandising, diritti di distribuzione e partnership commerciali. Il rischio è più alto, ma lo è anche il potenziale ritorno economico.

Quanto incidono gli abbonamenti streaming sul budget familiare medio? L’impatto, naturalmente, varia da famiglia a famiglia. La somma di più abbonamenti, però, può diventare una voce di spesa non indifferente. Fra piattaforme video, musica, videogiochi e contenuti premium, è facile superare le diverse decine di euro al mese. Per questo può essere utile verificare periodicamente quali servizi utilizzi realmente e quali, invece, potresti ridurre o eliminare del tutto.

Ricapitolando

L’uscita al cinema del nuovo film di Christopher Nolan porta l’attenzione sul modo in cui lavorano oggi gli studios cinematografici USA: pochi grandi kolossal, accompagnati da una campagna di promozione che parte mesi prima. Si punta su pochi titoli, ma di (quasi) sicuro successo. Come mai? Semplice: gli studios non competono più (solo) per la fama, ma anche per la nostra attenzione.

Cosa hai imparato:

  • esiste una nuova economia, ed è l’attention economy o economia dell’attenzione;
  • la risorsa più preziosa è, appunto,l’attenzione che dedichi a contenuti, piattaforme e servizi, perché più tempo trascorri su una piattaforma o davanti a un contenuto, maggiore è il valore economico che la tua attenzione può generare;
  • chi oggi fa film deve tener conto di questa competizione e creare per te l’attesa di un’esperienza cinematografica da non perdere;
  • questi meccanismi ci ricordano che, oltre ad avere un valore per chi se la aggiudica,la nostra attenzione può implicare una serie di costi per noi, fra piattaforme video, musica, videogiochi e contenuti premium;
  • dal momento che anche l’intrattenimento incide sul budget familiare, è bene verificarne periodicamente il reale impatto. Per esempio: sai quanti abbonamenti attivi non utilizzi?

Non devi rinunciare all’intrattenimento, è chiaro. Ma è bene che tu sia consapevole del valore che attribuisci al tuo tempo. E, soprattutto, al tuo denaro. Per gestire entrambi al meglio.

Articolo realizzato in collaborazione con FEduF

Le informazioni contenute negli articoli sono prodotte da Banca Mediolanum in collaborazione con FEduF, escludono qualsiasi forma di consulenza e hanno scopo puramente informativo.

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