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Redazione CosaConta

Il prezzo della benzina cambia spesso e non è sempre facile capire perché. Dietro quello che paghi al distributore ci sono diversi fattori, anche globali... Ecco quali sono.

Petrolio, decisioni dei Paesi produttori, tensioni internazionali, tasse e accise: sono tutti elementi che influenzano il costo dell’energia e, di conseguenza, il prezzo di molti beni e servizi che usi ogni giorno. Proviamo allora a seguire il percorso del petrolio, dal barile estratto nel mondo fino al distributore sotto casa, per capire cosa muove davvero il tabellone dei prezzi.

Prezzo della benzina: da cosa dipende

Ti fermi al distributore per fare benzina e noti subito il prezzo sul cartello: l’ultima volta il litro costava circa 1,70 euro, oggi supera i 2 euro. Com’è possibile? Per rispondere alla domanda, bisogna allungare lo sguardo ben oltre il distributore sotto casa. Dietro il prezzo della benzina, infatti, c’è una materia prima che ancora oggi muove buona parte dell’economia globale: il petrolio.

“Petrolio”, letteralmente, significa “olio di roccia”, perché è presente nei pori e nelle fratture della roccia. È un liquido oleoso che si forma nelle profondità della crosta terrestre e poi “migra” verso strati più superficiali, dai quali viene estratto1. Forse avrai sentito dire che è ciò che resta dei dinosauri: un’immagine suggestiva, ma non corretta. Il petrolio, infatti, si forma nel corso di milioni di anni dalla trasformazione di piccolissimi organismi marini (come plancton e alghe) rimasti sepolti nei sedimenti.

Giacimenti di petrolio sono presenti in diverse parti del globo. Medio Oriente, Stati Uniti, Russia, Africa: è da qui che viene estratto e poi venduto sui mercati internazionali. Ed è qui che la scienza cede il passo all’economia: ancora oggi, infatti, il petrolio è il motore che muove il mondo. Secondo la 74esima edizione dello Statistical Review of World Energy2, nel 2024 i combustibili fossili (petrolio, gas, carbone) rappresentavano ancora l’87% del mix di energia che utilizziamo a livello globale.

Per le rinnovabili, dunque, lo spazio è ancora modesto, mentre il petrolio continua a essere importantissimo.

Perché i prezzi alla pompa sono tornati a salire

Come succede per tutte le materie prime, anche il prezzo del petrolio cambia, seguendo l’andamento della domanda e dell’offerta: quando il petrolio disponibile diminuisce e/o la domanda aumenta, il prezzo tende a salire; quando invece accade il contrario, il prezzo può scendere.

Tra i fattori che possono far muovere domanda e offerta, ci sono:

  • le decisioni dei Paesi produttori, come quelli riuniti nell’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, fondata nel 1960;
  • le tensioni geopolitiche nelle aree nelle quali il petrolio viene estratto, raffinato e/o trasportato;
  • l’accelerazione o il rallentamento dell’economia globale;
  • eventi imprevisti che possono interrompere la produzione o bloccare in tutto o in parte le rotte commerciali.

Questa piccola premessa può aiutarti a capire perché, negli ultimi mesi, il prezzo del petrolio è tornato al centro delle notizie. La ragione principale è legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, una delle aree più importanti al mondo per la produzione e il trasporto di energia. In particolare, l’attenzione si è concentrata sullo Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo tra l’Iran e l’Oman attraverso il quale transita una parte molto importante del petrolio mondiale. Per capire quanto sia importante, basta un dato: circa un quinto del petrolio trasportato nel mondo passa proprio da lì.

Quando in quell’area aumentano le tensioni e il traffico delle petroliere rallenta, i mercati dell’energia reagiscono quasi istantaneamente. Gli operatori iniziano infatti a temere che le forniture possano subire ritardi crescenti e, nel giro di breve tempo, ridursi drasticamente.

E qui entra in gioco una caratteristica dei mercati energetici: reagiscono non solo ai fatti, ma anche alle aspettative. Se cresce il timore che una rotta commerciale così importante possa restare chiusa a lungo, il prezzo del petrolio tende a salire ancor prima che il problema si concretizzi. Questo è uno dei motivi per cui i prezzi del greggio hanno registrato forti oscillazioni già prima che le tensioni si acuissero.

Perché lo Stretto di Hormuz è così importante

Lo Stretto di Hormuz è a tutti gli effetti un collo di bottiglia dell’energia mondiale. Da questo passaggio marittimo transitano ogni giorno grandi quantità di petrolio greggio, gas naturale liquefatto e altre materie prime energetiche. Quando il traffico rallenta o quando si pensa che sia a rischio di blocco prolungato, le conseguenze possono propagarsi rapidamente sui mercati di tutto il mondo.

Ed è così che eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza possono influenzare il prezzo della benzina che paghi alla pompa sotto casa.

Uno sguardo al passato: quando il petrolio sfiorò i 150 dollari

Per capire quanto il prezzo del petrolio possa essere instabile, basta guardare a quello che è successo negli ultimi ventisei anni. All’inizio degli anni Duemila, il petrolio costava meno di 30 dollari al barile. Poi, con la crescita dell’economia globale e della domanda di Paesi come la Cina, il prezzo ha iniziato a salire rapidamente. Fino al luglio del 2008, quando ha raggiunto uno dei livelli più alti della storia recente: quasi 150 dollari al barile. Alcuni mesi dopo, con l’arrivo della crisi finanziaria globale, la domanda di energia è calata e il prezzo è sceso rapidamente. Questo andamento mostra una caratteristica importante dei mercati energetici: i prezzi possono cambiare molto nel tempo, proprio perché – come hai visto – dipendono da fattori economici, geopolitici e finanziari in continua evoluzione.

andamento prezzo pretrolio

Dal petrolio all’inflazione energetica

Quando il petrolio diventa più caro, l’effetto non si limita certo alla pompa di benzina. L’energia, infatti, è una componente fondamentale dell’economia: serve alle famiglie ma anche alla rete delle imprese piccole, medie e grandi, per produrre beni, trasportare merci ed erogare servizi.

Quando il costo dell’energia aumenta, nel tempo possono salire anche:

  • i costi dei trasporti (con l’arrivo dell’estate, per esempio, potresti notare qualche rincaro nei prezzi dei biglietti aerei);
  • i prezzi di molti prodotti (cibo e vestiti, per esempio);
  • alcune bollette energetiche.

Insomma, ha luogo quella che si chiama “inflazione energetica”: un aumento generale dei prezzi dovuto proprio al costo più alto di materie prime ancora molto importanti come il petrolio.

Perché il diesel può costare più della benzina

Dal petrolio non si ottiene solo la benzina, ma anche il diesel. Un’altra domanda che potresti aver intercettato in queste settimane riguarda proprio la differenza tra diesel e benzina: perché i prezzi “viaggiano” – per così dire – su binari diversi? Succede perché il prezzo dei due carburanti non dipende soltanto dal petrolio: un ruolo assolutamente non secondario lo giocano anche il modo in cui viene raffinato il greggio e la domanda dei diversi prodotti.

In Europa, per esempio, il diesel è molto utilizzato nei trasporti pesanti e nella logistica: accade quindi che, quando la domanda cresce o la capacità di raffinazione è limitata, il prezzo del diesel possa alzarsi più rapidamente di quello della benzina.

Perché in alcuni Paesi europei la benzina costa meno

C’è poi una curiosità che spesso emerge quando si viaggia: perché in alcuni Paesi vicini (per esempio, la Slovenia) la benzina costa meno? La risposta sta nella composizione del prezzo finale. Il prezzo che paghi alla pompa, infatti, poggia su tre pilastri:

  • il costo della materia prima (il petrolio);
  • i costi di raffinazione e distribuzione;
  • le tasse e le accise, che cambiano da Paese a Paese.

In molti casi è proprio la diversa struttura fiscale a spiegare perché il prezzo alla pompa possa essere più alto o più basso fra due Paesi vicini come l’Italia e la Slovenia.

Cosa sono le “accise” e come influenzano il prezzo della benzina.

Le accise sono imposte che lo Stato applica sui carburanti e rappresentano una parte significativa del prezzo finale che paghi alla pompa.

Quando il prezzo della benzina sale molto, si torna a parlare di accise e di decreti “taglia-accise”. I Governi possono infatti intervenire tramite decreto con tagli temporanei di queste imposte, per attenuare l’impatto dei rincari su famiglie e aziende. Non appena la situazione si stabilizza, queste riduzioni possono essere ridotte o eliminate del tutto.

Il taglio delle accise ha un costo per il bilancio pubblico: può essere compensato, per esempio, dal maggior gettito dell’IVA che si genera quando i prezzi salgono (l’IVA è calcolata in percentuale sul prezzo finale: se il prezzo sale, sale anche il gettito dell’IVA), oppure attraverso altre scelte di bilancio.

Proprio perché ha un costo, generalmente i governi ricorrono a questa misura in presenza di forti rialzi dei prezzi. Si tratta, in ogni caso, di interventi temporanei: alla scadenza, se non ci sono proroghe o altre misure, si torna alla situazione di partenza.

Come ridurre l’impatto dei rincari energetici sul bilancio familiare

Quando il prezzo dell’energia sale, la sensazione è spesso quella di non avere molto margine di manovra. Se da un lato è vero che nessuno può controllare il prezzo del petrolio o quello del gas, è anche vero che ci sono alcune scelte quotidiane che possono aiutare a rendere il bilancio familiare un po’ più “resistente” ai rincari.

**1. Spendi con consapevolezza **

Tenere sotto controllo le principali voci di spesa (carburante, bollette, trasporti) può aiutarti a capire dove i rincari incidono di più.

Per esempio, potresti:

  • usare l’auto solo quando serve davvero e, laddove possibile, scegliere i mezzi pubblici o condividere il tragitto con qualcuno;
  • fare attenzione a come e quando utilizzi il riscaldamento o l’aria condizionata;
  • monitorare i consumi domestici per evitare sprechi che, nel tempo, pesano sul tuo budget.

**2. Crea dei margini di sicurezza **

Quando i prezzi oscillano molto, avere una piccola riserva di liquidità può fare la differenza. Serve a gestire aumenti temporanei, come una bolletta più alta del previsto o un pieno più costoso, senza dover cambiare improvvisamente abitudini o rinunciare ad altre spese importanti.

3. Ripensa i consumi energetici nel tempo

Anche piccoli cambiamenti, se ripetuti nel tempo, possono generare un impatto concreto. E qui torniamo un po’ al primo punto. Potresti infatti:

  • scegliere soluzioni più efficienti per la tua casa (a livello di elettrodomestici, isolamento, illuminazione);
  • prendere in considerazione abitudini di mobilità diverse;
  • prestare attenzione ai contratti energetici e alle varie offerte disponibili.

In generale, se ci pensi, questa può essere l’occasione per fare scelte davvero consapevoli e più sostenibili nel lungo periodo.

Uno sguardo più ampio: perché la pianificazione fa la differenza

I rincari energetici sono la dimostrazione lampante di come sulla tua vita di tutti i giorni possano incidere i più svariati fattori (economici e non solo) globali. Proprio per questo, è utile prepararsi con una gestione dei risparmi che sia accurata ma anche flessibile nel tempo.

Ciò implica una visione chiara delle tue entrate e delle principali voci di spesa, con una distinzione tra costi fissi (affitto, bollette, carburante) e spese variabili. Anche una pianificazione semplice – per esempio, tenere traccia delle spese mensili o prevedere un piccolo margine per gli imprevisti – può aiutarti ad affrontare con più serenità quelle fasi in cui i prezzi tornano a salire.

Insomma: se è vero che non possiamo controllare il prezzo del petrolio, è anche vero che possiamo ripensare – se serve – le nostre spese. E questa è una regola generale, al di là delle fasi di salita o di discesa dei prezzi.

Brent e WTI: conoscere le due “etichette” del petrolio

Infine, una curiosità. Se segui le notizie economiche, è probabile che ti sia capitato di incappare in due “etichette”, ossia Brent e WTI: sapevi che indicano due diversi tipi di petrolio?

  • Il Brent è il petrolio estratto nel Mare del Nord ed è il riferimento più utilizzato in Europa e in gran parte del mondo.
  • Il WTI (West Texas Intermediate) è il petrolio prodotto negli Stati Uniti ed è il principale riferimento del mercato americano.

Entrambi sono considerati greggi di alta qualità perché più “puri” e meno costosi da raffinare, ed è proprio per questo che i loro prezzi vengono usati come punto di riferimento globale. Quando nei telegiornali, nei podcast o sui social senti dire che “il Brent sale” o “il WTI scende”, di fatto si sta parlando del prezzo internazionale del petrolio. Brent e WTI sono un po’ il “termometro” del prezzo del petrolio nel mondo.

Ricapitolando

Il prezzo della benzina al distributore dipende da dinamiche che vanno molto oltre i confini della tua città: le quotazioni del petrolio sui mercati globali, le decisioni dei Paesi produttori, le tensioni geopolitiche, i costi della filiera energetica, l’imposizione fiscale.

Cosa hai imparato:

  • ancora oggi, il petrolio è una materia prima energetica di assoluta importanza nell’economia mondiale;
  • eventi che accadono a migliaia di chilometri da te, come le tensioni nelle principali rotte petrolifere, possono riflettersi rapidamente sul prezzo del petrolio, e quindi sul costo del pieno;
  • su ciò che paghi al distributore non incide solo il prezzo del petrolio, ma anche i costi della raffinazione, del trasporto e della distribuzione, oltre alle tasse e alle accise;
  • alcune scelte quotidiane possono aiutare il tuo bilancio familiare a resistere ai rincari.

Comprendere i meccanismi che si muovono dietro al prezzo alla pompa può aiutarti a leggere con maggior consapevolezza le notizie sull’energia e l’inflazione, a capire meglio perché i costi della vita possono cambiare nel tempo e che cosa puoi fare per gestirli senza troppi affanni.

Articolo realizzato in collaborazione con FEduF

Le informazioni contenute negli articoli sono prodotte da Banca Mediolanum in collaborazione con FEduF, escludono qualsiasi forma di consulenza e hanno scopo puramente informativo.

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