
Redazione CosaConta
Aggiornato al 14 ottobre 2026
Da Markowitz a Kahneman e Thaler, alcune delle teorie premiate hanno cambiato il modo in cui pensiamo a investimenti, rischio e risparmio.
Sommario
- Il Nobel per l’Economia 2026: chi ha vinto e perché - Vai
- Dagli anni Settanta a oggi: come Hall e Woodford hanno cambiato i modelli economici - Vai
- Premio Nobel per l’Economia: quando le grandi teorie arrivano nel nostro portafoglio - Vai
- Harry Markowitz e la diversificazione: non mettere tutte le uova nello stesso paniere - Vai
- Il principio alla base della diversificazione di portafoglio - Vai
- Daniel Kahneman: perché non siamo (sempre) investitori razionali - Vai
- Euristiche e bias cognitivi: le scorciatoie mentali che influenzano le nostre scelte - Vai
- Richard Thaler e la spinta gentile: cos’è un “nudge” - Vai
- Esempi di “nudge” nella vita finanziaria quotidiana - Vai
- Cosa possiamo imparare oggi da queste scoperte - Vai
- Domande frequenti sul Premio Nobel per l’Economia e i nostri soldi - Vai
- Ricapitolando - Vai
Cosa c’entra il Premio Nobel per l’Economia con i nostri soldi? Parecchio, in verità. Dalla diversificazione ai “bias” fino alla “spinta gentile”, vediamo cosa può insegnarci ancora oggi questo prestigioso riconoscimento, per far sì che le nostre decisioni finanziarie siano ancor più consapevoli.
Il Nobel per l’Economia 2026: chi ha vinto e perché
Lunedì 12 ottobre è stato annunciato il nuovo Premio Nobel per l’Economia 2026. O, per essere precisi, il Premio della Banca di Svezia per le Scienze Economiche in memoria di Alfred Nobel, istituito nel 1968 dalla Sveriges Riksbank e assegnato dalla Reale Accademia Svedese delle Scienze.
Ad aggiudicarselo sono stati gli economisti statunitensi Robert E. Hall, della Stanford University in California, e Michael Woodford, della Columbia University di New York. I due economisti, si legge nel comunicato stampa ufficiale, sono stati insigniti del premio “per aver dimostrato come i modelli economici potessero essere ricostruiti al fine di dare nuovo slancio alla politica di stabilizzazione”.
Dopo le crisi petrolifere degli anni Settanta, Hall e Woodford hanno contribuito a ridefinire il pensiero dello storico economista John Maynard Keynes e a costruire nuovi modelli partendo da basi “microeconomiche”. Semplificando molto, possiamo dire che i loro studi hanno introdotto sulla “scena” due agenti decisivi: le famiglie e le imprese, protagoniste della cosiddetta “microeconomia”. Così facendo, i due premiati hanno aiutato governi e banche centrali a gestire in modo più efficace le recessioni.
Per attutire gli effetti di questi periodi non favorevoli, bisogna adottare gli strumenti giusti: un taglio dei tassi d’interesse da parte della banca centrale – per spingere il credito e, quindi, i consumi delle famiglie e gli investimenti delle aziende – o un aumento della spesa pubblica da parte dei governi. Il ventaglio dei possibili interventi è abbastanza ampio: per scegliere i più adatti, bisogna anche capire come reagiranno le famiglie e le imprese.
Dagli anni Settanta a oggi: come Hall e Woodford hanno cambiato i modelli economici
Famiglie e imprese – lo sappiamo bene – non decidono solo in base al “qui e ora”: quando prendono una decisione su risparmio, consumi, investimenti o prezzi da applicare ai prodotti, lo fanno anche guardando avanti.
- Una famiglia che teme un calo del reddito (per esempio, dopo la perdita del posto di lavoro) potrebbe rinviare un acquisto importante.
- Un’azienda che prevede un aumento dei costi potrebbe modificare i suoi programmi di investimento.
Quando governi e banche centrali comunicano i loro piani, possono influenzare le aspettative di famiglie e imprese e, di conseguenza, le loro scelte. Sapere cosa potrebbe accadere in futuro, per esempio ai tassi d’interesse, può infatti cambiare le decisioni che prendiamo oggi. Il lavoro di Hall e Woodford ha aiutato a comprendere meglio questi meccanismi, offrendo a governi e banche centrali strumenti più efficaci per affrontare le fasi difficili dell’economia: dai rallentamenti della crescita ai rialzi dell’inflazione.
Il percorso è iniziato nella seconda metà degli anni Settanta, con gli studi di Hall sulle decisioni di consumo delle persone, ed è proseguito fra gli anni Novanta e i Duemila con il lavoro di Woodford, che ha approfondito il ruolo delle aspettative nelle scelte economiche.
“Fin dalla loro introduzione”, spiega l’Accademia, “i nuovi modelli si sono rivelati estremamente utili nell’affrontare le recessioni economiche che ci hanno colpito”.
Premio Nobel per l’Economia 2026: le motivazioni dell’Academy di Svezia
Il lavoro dei premiati ci ha fornito una solida base teorica per i modelli oggi utilizzati dalle banche centrali e dai governi di tutto il mondo. Grazie a essi, siamo meglio attrezzati per affrontare gli shock economici, come le crisi energetiche o i cambiamenti improvvisi nei livelli di consumo delle famiglie.
John Hassler, presidente del Comitato per il Premio per l’Economia
Premio Nobel per l’Economia: quando le grandi teorie arrivano nel nostro portafoglio
Il Premio Nobel è sicuramente un riconoscimento prestigioso. Ma, a meno che tu non ti occupi di economia (per passione o per professione, o per entrambe le cose), potresti comprensibilmente chiederti: cosa c’entra con me? Parecchio, in realtà.
Al di là dei modelli citati prima, negli anni il Premio è andato a studiosi le cui ricerche hanno contribuito a cambiare il modo in cui intendiamo (e, quindi, gestiamo) gli investimenti e il risparmio. Alcuni hanno gettato una luce preziosa sui piccoli e grandi errori che commettiamo quando dobbiamo decidere cosa fare dei nostri soldi. Gli esempi sono tanti: per cogliere la portata dirompente di alcune teorie premiate dall’Accademia di Stoccolma, ti basti pensare che, se oggi senti frequentemente e normalmente parlare di diversificazione del portafoglio e di piccoli accorgimenti per risparmiare in un’ottica di lungo periodo, il merito è anche dei Nobel.
Tre, in particolare. Vediamoli.
Harry Markowitz e la diversificazione: non mettere tutte le uova nello stesso paniere
“Non mettere tutte le uova nello stesso paniere” è probabilmente uno dei consigli finanziari più noti al mondo. Anche in Italia, dove ne è a conoscenza il 58% degli interpellati nell’ambito del Rapporto Consob 2024 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane. Dopotutto, è una scelta di buon senso: fatto 100 il tuo patrimonio, investirlo tutto in un’unica azienda, in un solo settore (magari il tech) o in un solo tipo di attività (per esempio, i titoli di Stato) significa legare le sorti dei tuoi risparmi a un’unica “scommessa” (per modo di dire, s’intende: gli investimenti vanno valutati con grande attenzione e sono quanto di più lontano dalle “scommesse” comunemente intese).
Diversificare ti consente di investire in più titoli o strumenti, che idealmente non reagiscono allo stesso modo di fronte agli stessi eventi.
Nato a Chicago nel 1927, Harry Markowitz ha contribuito a fare di quest’intuizione una teoria economica. Nel 1990, ha condiviso il Premio per le Scienze Economiche con Merton Miller e William Sharpe per il lavoro pionieristico nella teoria dell’economia finanziaria. Il contributo specifico di Markowitz riguardava proprio la teoria della scelta di portafoglio, sviluppata a partire dagli anni Cinquanta.
L’idea di fondo è che, quando si costruisce un portafoglio, osservare separatamente il rendimento atteso e il rischio dei singoli investimenti non è sufficiente: bisogna anche capire come questi investimenti si comportano gli uni rispetto agli altri.
Il principio alla base della diversificazione di portafoglio
Immagina di avere tutto il capitale investito in aziende dello stesso settore. Se quel settore attraversa una fase difficile, gran parte del portafoglio ne risentirà. Inserire attività che reagiscono in modo diverso alle medesime circostanze o sfide può contribuire a ridurre il rischio complessivo.
È appunto questo il principio alla base della diversificazione del portafoglio. Attenzione: diversificare non significa comprare “tanti strumenti diversi”, né consente di eliminare ogni rischio; significa, molto più semplicemente, costruire un insieme di investimenti tenendo conto anche del modo in cui si relazionano gli uni con gli altri.
A seconda delle fasi economiche e di mercato, alcuni investimenti possono reagire diversamente da altri, contribuendo ad attenuare l’impatto delle fasi negative sul portafoglio complessivo.

Daniel Kahneman: perché non siamo (sempre) investitori razionali
Se Markowitz ci ha aiutato a capire come costruire razionalmente un portafoglio, Daniel Kahneman ha alzato il velo su un altro aspetto, forse meno matematico ma altrettanto importante: gli esseri umani saranno pure senzienti, ma non sempre prendono le loro decisioni affidandosi esclusivamente al lume della ragione. Anzi.
Psicologo, considerato il padre della finanza comportamentale, Kahneman ha ricevuto il Nobel nel 2002 per aver integrato nella teoria economica le conoscenze provenienti dalla ricerca psicologica, in particolare quelle relative al giudizio e alle decisioni in condizioni di incertezza. Insieme allo psicologo Amos Tversky, scomparso nel 1996, Kahneman ha studiato il modo in cui prendiamo decisioni quando non sappiamo con certezza che cosa accadrà (ossia, quasi sempre nella vita).
E quale campo migliore degli investimenti per osservare decisioni prese nell’incertezza?
Euristiche e bias cognitivi: le scorciatoie mentali che influenzano le nostre scelte
Ogni giorno devi prendere una quantità enorme di decisioni. Per farlo, il tuo cervello (e non sei un’eccezione, intendiamoci: è proprio il cervello umano che funziona così) ricorre spesso alle cosiddette euristiche. Si tratta di scorciatoie mentali che ti consentono di arrivare rapidamente a una conclusione, senza dover ogni volta passare al vaglio tutte le informazioni disponibili.
Nel suo libro “La scienza dell’incredibile. Come si formano credenze e convinzioni e perché le peggiori non muoiono mai”, il divulgatore scientifico Massimo Polidoro ricorda che, se dovessimo decidere qualcosa solo sulla base della pura razionalità, nel migliore dei casi impiegheremmo troppo tempo per valutare tutte le possibilità e nel peggiore non arriveremmo a nulla, restando “smarriti nel labirinto dei calcoli”. Le euristiche ci fanno guadagnare rapidità: non a caso, le chiamiamo “scorciatoie”.
Capiamoci molto bene su un punto: l’euristica non è un difetto ma è un normalissimo modo con cui il tuo cervello (e il cervello di tutti gli umani) evita di passare la giornata a fare analisi costi-benefici. Pensa, per esempio, a quando devi scegliere dove mangiare con gli amici.
- Usando la “ragion pura”, dovresti confrontare tutti i ristoranti della zona, leggere centinaia di recensioni, studiare prezzi e menu e calcolare distanza e tempi di percorrenza.
- Più probabilmente, finirai per scegliere un posto che conosci già, quello con le recensioni migliori o quello consigliato da un amico.
Nel secondo caso, hai utilizzato una scorciatoia mentale. Il tuo cervello ha risparmiato energie preziose evitando di analizzare tutte le alternative possibili e ha selezionato alcune informazioni chiave che gli (e ti) hanno consentito di decidere in tempi rapidi.
Con i soldi facciamo qualcosa di analogo.
Il problema nasce quando una scorciatoia utile si trasforma in un sistematico errore di giudizio: quello che gli psicologi chiamano “bias cognitivo”.
Un esempio è quella che, nella prospect theory, è nota come “avversione alla perdita”. Condizionati da questo bias, soffriamo per una perdita più di quanto gioiremmo per un guadagno dello stesso identico ammontare. La soddisfazione di trovare 50 euro per strada è tipicamente inferiore all’amarezza che proveresti perdendo la banconota da 50 euro che prima avevi in tasca. Eppure, dal punto di vista economico, stiamo parlando dello stesso identico importo.
Quell’amarezza ti fa percepire il valore dei 50 euro perduti come maggiore rispetto a quello dei 50 euro trovati. E può incidere sul modo in cui gestisci guadagni e perdite negli investimenti.
Se il dispiacere per una perdita del -10% è più intenso della gratificazione che ci dà un profitto del +10%, questo può spingerci a evitare un investimento per il timore di perdere o, al contrario, a tenerne troppo a lungo uno in perdita pur di non fare i conti con il segno meno.
Può anche capitare di attribuire un peso eccessivo alle informazioni che ti tornano alla mente con più facilità. Dopo aver letto per giorni notizie su un forte ribasso dei mercati, per esempio, potresti percepire un determinato rischio come particolarmente probabile proprio perché quelle immagini e quelle informazioni sono immediatamente disponibili nella tua memoria. È la cosiddetta “euristica della disponibilità” (o “availability heuristic”).
La finanza comportamentale, insomma, ci ha insegnato che le nostre scelte economiche dipendono anche dal modo in cui la mente “legge” le informazioni. Acquisire consapevolezza su questi meccanismi può aiutarti a riconoscerli e a evitare che una decisione finanziaria importante sia dettata esclusivamente dai timori, all’euforia o dall’impressione o sensazione del momento.
Richard Thaler e la spinta gentile: cos’è un “nudge”
Posto che le persone non si comportano sempre con razionalità, possiamo organizzare l’ambiente nel quale prendono le loro decisioni in modo da aiutarle a compiere scelte più consapevoli? È una delle domande al centro del lavoro di Richard Thaler, vincitore nel 2017 del Premio per le Scienze Economiche per i suoi contributi all’economia comportamentale.
Thaler ha studiato, fra le altre cose, i meccanismi che possono portare le decisioni di oggi lontano dagli obiettivi di domani. Risparmiare per la pensione rappresenta un ottimo esempio: sappiamo che mettere da parte denaro per il futuro è importante, ma tra l’intenzione e l’azione possono passare molti anni.
È qui che prende vita la “teoria del nudge”, portata all’attenzione generale da Thaler insieme a Cass Sunstein: letteralmente, una piccola “spinta” verso la decisione migliore per noi, in un certo contesto.
Esempi di “nudge” nella vita finanziaria quotidiana
Immagina due aziende che offrano ai dipendenti la possibilità di aderire a un piano pensionistico.
- Nella prima, per partecipare bisogna compilare un modulo e iscriversi.
- Nella seconda, i dipendenti vengono automaticamente iscritti, mantenendo la possibilità di uscire dal piano se non vogliono più partecipare.
La libertà di scelta rimane, in un caso come nell’altro. Quello che cambia è l’opzione predefinita: non aderire in un caso; aderire e venire iscritti e poi, semmai, chiamarsi fuori nel secondo. È in azione il “nudge”, la “spinta gentile”: non c’è un’imposizione ma un percorso strutturato in modo da incentivare una certa scelta, che idealmente è la più costruttiva per il dipendente.
Se ci pensi, è un po’ lo stimolo che il governo italiano sta cercando di dare ai cittadini con l’introduzione, nell’ultima Legge di Bilanio, della regola dell’adesione automatica sui fondi pensione.
Si tratta di un principio che può valere benissimo nella tua quotidianità: automatizzare un versamento periodico verso un certo obiettivo di risparmio, per esempio, significa evitare di dover prendere ogni mese la stessa decisione partendo da zero. Decidi una volta, all’inizio, e poi non devi far altro che attenerti al piano. Non viene meno la tua libertà, attenzione: molto semplicemente, la “spinta gentile” sottrae margine di manovra alla tendenza alla procrastinazione, che spesso e volentieri si manifesta nella nostra vita.
Cosa possiamo imparare oggi da queste scoperte
Markowitz, Kahneman e Thaler si sono interrogati su questioni anche molto diverse. Eppure, se ci pensi, messi uno accanto all’altro, i loro lavori ti rimandano ad aspetti estremamente concreti del tuo rapporto con il denaro.
- Da Markowitz puoi imparare a non concentrare tutto il denaro su una singola scelta: diversificare significa ragionare sul portafoglio nel suo complesso, non inseguire solo e soltanto l’investimento che in quel momento ti sembra più “cool” o interessante.
- Da Kahneman puoi trarre un’altra lezione, altrettanto importante: diffidare delle tue stesse certezze. Le scorciatoie mentali, così decisive nella vita quotidiana, possono portare a errori di giudizio e influenzare negativamente le tue decisioni. Prenderti un po’ di tempo prima di agire può aiutarti a ridurne al minimo l’impatto.
- Da Thaler puoi imparare che automatizzare alcune buone abitudini (il risparmio per il futuro o per la pensione, tanto per citare due esempi) può rendere più semplice mantenere nel tempo le decisioni costruttive che hai già preso.
Tre lezioni diverse che hanno un messaggio in comune: gestire il denaro significa conoscere il rischio e se stessi, per costruire abitudini coerenti con gli obiettivi di breve, medio e lungo termine.
E il tempo, naturalmente, conta. Per capire perché può diventare un alleato del risparmio, puoi scoprire come funziona l’interesse composto. Altrettanto importante è sapere che cos’è l’inflazione e come può modificare il potere d’acquisto dei tuoi soldi. Se invece vuoi approfondire il tema della pianificazione di lungo periodo*, puoi partire dalla nostra guida alla* previdenza integrativa.
Domande frequenti sul Premio Nobel per l’Economia e i nostri soldi
Chi ha vinto il Premio Nobel per l’Economia nel 2026? Lo hanno vinto Robert E. Hall e Michael Woodford per il loro lavoro sui fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica. Un lavoro che, secondo la dichiarazione di John Hassler, presidente del Comitato per il Premio Nobel per le Scienze Economiche, “ha fornito una solida base teorica per i modelli che vengono ora utilizzati dalle banche centrali e dai governi di tutto il mondo”.
Cos’è la finanza comportamentale? La finanza comportamentale è la disciplina che studia come fattori psicologici, emozioni e meccanismi cognitivi possono influenzare le tue decisioni finanziarie. I lavori di Daniel Kahneman e Richard Thaler hanno contribuito allo sviluppo di questa disciplina assai interessante, oltre che importante, mettendo in discussione la convinzione secondo la quale le persone prendono decisioni in modo perfettamente razionale.
Cosa significa “diversificare” un portafoglio di investimenti? Significa distribuire il capitale tra attività diverse, tenendo conto non soltanto delle loro caratteristiche individuali ma anche del modo in cui possono comportarsi (e muoversi) le une rispetto alle altre. La diversificazione può contribuire a ridurre alcuni rischi, anche se non permette di eliminarli completamente.
Cos’è un “nudge” in ambito finanziario? È una “spinta gentile”, che avviene tramite una certa impostazione o una modifica del contesto nel quale assumiamo una decisione: tale impostazione o modifica può orientare il comportamento ma non impone alcuna scelta specifica. Un esempio è l’iscrizione automatica a un piano pensionistico, mantenendo per il lavoratore la possibilità di rinunciarvi.
Perché le nostre decisioni finanziarie non sono sempre razionali? Perché quando decidiamo utilizziamo anche scorciatoie mentali e siamo influenzati dal modo in cui percepiamo guadagni, perdite e probabilità. Tali meccanismi possono portarci a decisioni diverse da quelle previste da un modello basato su una razionalità compiuta e perfetta.
Altri Nobel per l’economia hanno riguardato il risparmio o gli investimenti? Sì, in realtà. Oltre a Harry Markowitz, Daniel Kahneman e Richard Thaler, numerosi vincitori e vincitrici hanno studiato temi collegati ai mercati finanziari e alle decisioni economiche. Nel 1990, per esempio, insieme a Markowitz furono premiati William Sharpe, per i suoi contributi alla teoria della formazione dei prezzi delle attività finanziarie, e Merton Miller, per i suoi studi sulla finanza d’impresa.
Ricapitolando
A vincere il Premio Nobel per l’Economia 2026 sono stati Robert E. Hall, della Stanford University in California, e Michael Woodford, della Columbia University di New York.
Cosa hai imparato?
- Hall e Woodford hanno contribuito a sviluppare modelli che dimostrano come le decisioni e le aspettative di famiglie e imprese sono fondamentali per capire l’andamento dell’economia e impostare le politiche per affrontare le fasi più difficili.
- Le ricerche insignite del Nobel per l’Economia possono sembrare a volte molto tecniche e specialistiche: in realtà, quello che fotografano può avere implicazioni molto concrete sulla tua vita.
- Markowitz, insignito del Nobel nel 1990, ha dimostrato che diversificare gli investimenti, evitando di concentrare tutto il capitale su un unico investimento, aiuta a gestire meglio il rischio.
- Kahneman (Nobel 2002) ha evidenziato come le nostre decisioni non sono sempre razionali. Emozioni e scorciatoie mentali possono portarci a commettere errori di valutazione.
- Thaler (Nobel 2017) ci ha spiegato che il modo in cui le varie opzioni vengono presentate può influenzare i nostri comportamenti e aiutarci a prendere decisioni finanziarie più consapevoli (per esempio, sulla pensione).
Insomma, dietro teorie e modelli apparentemente lontani dalla tua vita di tutti i giorni, si muovono idee che possono aiutarti a capire meglio il mondo in cui viviamo. E, soprattutto, a prendere decisioni più costruttive per il tuo futuro.
Specialmente quando si tratta dei tuoi soldi.





