
Redazione CosaConta
Aggiornato al 29 luglio 2026
Le indagini più recenti sull’educazione finanziaria confermano che il denaro resta un tabù culturale. Ma perché questo pudore? E quanto ci costa?
Sommario
- Il denaro come tabù: perché in Italia se ne parla così poco - Vai
- Chiedimi tutto, ma non del mio stipendio - Vai
- Le radici culturali e generazionali del silenzio sul denaro - Vai
- Le difficoltà a parlare di denaro emergono già tra le persone più giovani - Vai
- Cosa dicono i dati sull’educazione finanziaria degli italiani - Vai
- Cosa cambia se impariamo a parlare di soldi - Vai
- Come iniziare a parlare di soldi in famiglia - Vai
- Parlare di soldi non significa che devi fare tutto da te - Vai
- Tutte le domande che ci siamo posti fin qui parlando di denaro - Vai
- Ricapitolando - Vai
A tavola si parla di politica, di calcio, di vacanze. Raramente, però, si parla di stipendio, risparmi e investimenti. Eppure, discutere di denaro aiuta a prendere decisioni migliori e a evitare errori. Perché i soldi continuano a essere un tabù? E quanto ci costa questo silenzio?
Il denaro come tabù: perché in Italia se ne parla così poco
Ti mette a disagio chiedere un aumento di stipendio, rivelare a parenti e amici quanto guadagni, ammettere di non capire come funziona un certo investimento, dirla tutta su quanto può essere faticoso risparmiare? Se ti riconosci anche solo in una di queste situazioni, sappi che sei in ottima compagnia: la relazione con il denaro, infatti, è una questione spinosa per molte persone, in Italia. In parte per scaramanzia, ma in buona parte per ragioni culturali.
Eppure, imparare a parlare con naturalezza di soldi è un passo fondamentale verso una migliore educazione finanziaria.
Per capire come arrivare dal punto di partenza (il pudore quando si affronta il tema del denaro) a quello di arrivo (una maggior consapevolezza e educazione finanziaria), è innanzitutto necessario comprendere a cosa si deve tanta esitazione. Perché, in Italia, il denaro è ancora un argomento tabù? E cosa ci dicono i dati a riguardo?
Chiedimi tutto, ma non del mio stipendio
Pensaci: quante volte ti è capitato di sentirti chiedere quanto guadagni o come gestisci i tuoi risparmi? Poche, probabilmente. Paradossalmente, è molto più facile discutere di politica, fare un resoconto sui vari acciacchi di salute o bisticciare sull’esito dei Mondiali di Calcio. I soldi sono ancora percepiti come una faccenda profondamente privata: magari per paura di essere giudicati se si guadagna poco, o di dare un’impressione di superiorità se invece si guadagna bene e si gestiscono con oculatezza i risparmi.
Le radici culturali e generazionali del silenzio sul denaro
Prima l’uovo o la gallina? Le persone, in Italia, non parlano granché di soldi perché hanno poca educazione finanziaria oppure hanno poca educazione finanziaria perché parlano sempre troppo poco di soldi? Forse, più la seconda. In molte famiglie, il denaro è come lo zio Bruno nel film della Disney “Encanto”: non si nomina.
Come ha detto al Financial Times Giovanna Paladino, fondatrice e direttrice del Museo del Risparmio di Torino, “proveniamo da una cultura cattolica e latina in cui il denaro ha una connotazione negativa, è associato all’avidità e all’avarizia. Ma considerare il denaro come un fine in sé è sbagliato. Il denaro è uno strumento che ci permette di realizzare desideri e progetti personali e collettivi”.
Le difficoltà a parlare di denaro emergono già tra le persone più giovani
Secondo l’indagine PISA 2022 dell’OCSE, solo il 40% degli studenti e delle studentesse italiani sostiene di parlare volentieri di soldi, contro una media del 50% nei Paesi OCSE. Inoltre, più di un terzo ritiene che le questioni finanziarie non siano ancora rilevanti per la sua vita. Eppure, il dialogo sembra fare la differenza anche in termini di competenze: l’indagine mostra infatti che, nel nostro Paese, gli studenti e le studentesse che dichiarano di parlare volentieri di denaro ottengono risultati migliori nei test di alfabetizzazione finanziaria rispetto a chi invece evita l’argomento.
E i social? È innegabile: oggi sono uno dei principali luoghi in cui si parla di risparmio, investimenti e cultura finanziaria, specialmente tra e per i più giovani. Ma non tutto ciò che circola online ha lo stesso valore. Fra contenuti motivazionali, finanza semplificata e ostentazione del benessere, distinguere le informazioni realmente utili da quelle fuorvianti non è sempre facile.
Questo non significa che i social siano da evitare in blocco: al contrario, possono contribuire a diffondere cultura finanziaria e ad avvicinare molte persone a temi che fino a pochi anni fa sembravano riservati agli addetti ai lavori.
La vera differenza la fanno le fonti. Tre sono le cose da tenere a mente per scrollare senza timori.
- Non fermarti al primo video che conferma ciò che vorresti sentirti dire.
- Verifica sempre l’affidabilità di chi ha realizzato quel contenuto.
- Privilegia fonti qualificate, con competenze riconosciute e una storia consolidata alle spalle.
Cosa dicono i dati sull’educazione finanziaria degli italiani
Le ricerche confermano che in Italia c’è ancora un po’ di strada da fare. L’indagine internazionale OECD-INFE 2023 mostra che il livello di alfabetizzazione finanziaria nel nostro Paese è inferiore a quello registrato, in media, negli altri Paesi dell’Unione Europea. Anche fra chi è più giovane la situazione non è granché diversa: in un’indagine condotta dalla Banca d’Italia tra le persone d’età compresa fra i 18 e i 34 anni, solo il 35% ha risposto correttamente alle domande su alcuni concetti fondamentali come inflazione, tasso di interesse e diversificazione del rischio.
Allargando un po’ lo sguardo, sembra emergere il classico circolo (in questo caso, vizioso): meno si sa di denaro, peggio si gestiscono i risparmi. Ma se di denaro non si parla, non si creano le occasioni per imparare. Nella scuola italiana, per molti anni, l’educazione finanziaria è rimasta affidata soprattutto a progetti volontari. Solo di recente, con le nuove Linee guida per l’educazione civica entrate in vigore nell’anno scolastico 2024/2025, questi temi si sono inseriti in modo strutturato nei percorsi scolastici.
Eppure, come per molte altre questioni cruciali, è la famiglia il punto davvero nevralgico. E in famiglia, proprio perché le conoscenze e le competenze delle generazioni più mature sono spesso insufficienti, di denaro si parla ancora troppo poco. Il risultato? Molte decisioni si prendono senza avere tutti gli strumenti necessari per valutarle con la dovuta consapevolezza.
Cosa cambia se impariamo a parlare di soldi
Insomma, il silenzio sul denaro ha un costo concreto. Facci caso: pure se non ne parli, ti ritrovi a prendere ogni giorno diverse decisioni sul tuo bilancio e sul tuo portafoglio.
Qualche esempio?
- Decidi quando è tempo di spendere e quando invece è tempo di risparmiare.
- Stabilisci se è il caso o meno di chiedere un mutuo o un finanziamento.
- Scegli se investire o se lasciare i tuoi soldi fermi sul conto corrente.
- Decidi se è arrivato il momento di cominciare a costruire una pensione integrativa o se invece puoi aspettare ancora un po’ (spoiler: prima inizi e meglio è, perché il tempo lavora a tuo favore).
Con queste premesse, le scelte non sempre sono quelle ottimali. E se manca il confronto, è più facile che tu corra il rischio di affidarti ai luoghi comuni, alle abitudini o alle emozioni del momento. Tendi a rimandare le scelte importanti, a evitare argomenti che sembrano complicati o a lasciarti influenzare dalle informazioni che scovi sul web, senza verificarne l’affidabilità.
- Sul lavoro non chiedi un aumento perché parlare di soldi ti mette a disagio o perché temi che la richiesta venga interpretata negativamente.
- Rimandi gli investimenti perché nessuno ti ha spiegato come funzionano (e il valore del tempo come alleato).
- Spendi senza prima aver fatto un piano, perché non hai mai imparato a costruire un budget.
Saper parlare correttamente di soldi, invece, significa anche saper fare le domande giuste, confrontarsi con persone competenti e imparare dagli errori. I tuoi e quelli degli altri. Insomma: di soldi non solo si può, ma si deve poter parlare.
Come iniziare a parlare di soldi in famiglia
E questa è una domanda interessante. Le cene con la tua famiglia non devono diventare lezioni di economia applicata o di finanza comportamentale. Basta, per esempio, parlare del budget per la prossima vacanza, spiegare ai figli perché si rinuncia a una meta e se ne preferisce un’altra, perché ci si orienta su una certa scelta d’acquisto, come si prende una decisione importante, per esempio sul mutuo per la nuova casa.
Tutto può aiutare a trasmettere ai più giovani una serie di messaggi molto istruttivi.
- Ogni scelta ha un costo, che si affronta con una parte delle entrate mensili: è bene sincerarsi che la somma dei costi non superi le entrate. Per questo, esiste il bilancio familiare (o personale).
- Una parte delle entrate può essere accantonata: in questo modo, nasce il risparmio.
- Il risparmio è un seme: anzi, è tanti piccoli semi. Messi nei vasi giusti (giusti per te, s’intende: ognuno, infatti, ha quelli che fanno più al caso suo), questi semi possono dare frutti, attraverso gli investimenti.
Visto? Non è difficile. L’obiettivo è imparare a parlare con naturalezza di obiettivi, risparmio, scelte e priorità. Perché il denaro non è un fine, ma uno strumento. E come tutti gli strumenti, più impariamo a utilizzarlo con consapevolezza, più ci può aiutare a costruire la vita che desideriamo. Per imparare bene, c’è solo un modo: parlarne, con onestà e franchezza. Ammettendo anche di non saperne. È il primo passo per ascoltare chi ne sa di più e per imparare a parlarne sempre meglio, con cognizione di causa e con buon senso e saggezza.

L’educazione finanziaria, naturalmente, non si esaurisce con una sola conversazione: è un percorso fatto di piccole scelte quotidiane. Puoi iniziare imparando a costruire un bilancio familiare, capire come stanno cambiando le abitudini di risparmio delle nuove generazioni con il Soft Saving e approfondire il tema della previdenza complementare, con il ruolo che può svolgere il tuo TFR insieme agli strumenti che possono aiutarti a pianificare il tuo futuro con più consapevolezza.
Parlare di soldi non significa che devi fare tutto da te
Abbiamo detto che parlare di soldi è il primo passo verso una maggiore educazione finanziaria. Ma non c’è bisogno di aspettare che l’argomento emerga spontaneamente in famiglia o nella cerchia dei tuoi amici. Se senti la necessità di capire meglio come gestire il tuo denaro, pianificare obiettivi futuri o semplicemente far chiarezza su alcuni temi finanziari, puoi rivolgerti a un consulente qualificato. Il suo compito non è solo proporti soluzioni, ma è anche e soprattutto aiutarti a mettere a fuoco le implicazioni delle diverse scelte. E a prendere le tue decisioni con maggior consapevolezza.
Del resto, dati recenti dimostrano che anche chi sa poco di finanza riconosce il valore del confronto con una figura professionale. La Nota per la Comunicazione del VI Rapporto Assogestioni-Censis “Il ruolo dell’educazione finanziaria nella cultura sociale del risparmio degli italiani” ci dice che in Italia oltre sei persone su dieci (il 62,6% tra chi mostra un interesse per l’educazione finanziaria e il 60,6% fra chi invece dichiara di non avere interesse) preferiscono il supporto di un esperto nell’investire i risparmi.
Forse ciò si deve anche al fatto che – come sottolinea uno studio realizzato da TEHA in collaborazione con Assoreti – la consulenza finanziaria sta diventando sempre più consulenza patrimoniale a tutto tondo, con un’attenzione anche alla fiscalità, alla protezione patrimoniale e alla pianificazione successoria e previdenziale. Un’evoluzione che risponde alla crescente complessità dei bisogni patrimoniali delle persone, in un contesto caratterizzato da complessità economica, transizione demografica e non ancora elevatissima alfabetizzazione finanziaria.
Tutte le domande che ci siamo posti fin qui parlando di denaro
Perché in Italia è così difficile parlare di soldi? Per ragioni culturali, storiche e anche emotive. In molte famiglie, il denaro è ancora oggi considerato un argomento privato, quasi da evitare. Il risultato è che spesso cresciamo imparando quanto costano le cose, ma molto meno come funzionano i soldi o come gestirli. ** Cos’è davvero l’educazione finanziaria?** Educazione finanziaria non significa saper leggere un grafico di Borsa o conoscere tutti gli strumenti nei quali è possibile investire. L’educazione finanziaria è la capacità di prendere decisioni consapevoli sul denaro: gestire un bilancio familiare, capire il valore del risparmio, appunto, ma anche pianificare il futuro e riconoscere i rischi e le opportunità di ogni scelta.
Come si misura il livello di educazione finanziaria in Italia? Esistono diverse indagini nazionali e internazionali, fra le quali quelle dell’OCSE-INFE e del Comitato Edufin. I questionari valutano sia le conoscenze finanziarie (riguardo, per esempio, all’inflazione o all’interesse composto), sia i comportamenti e l’atteggiamento nei confronti del denaro.
Quali conseguenze può avere non parlare di soldi in famiglia? Il silenzio può condizionare negativamente decisioni anche molto importanti. Se in famiglia non si affrontano temi come risparmio, budget o investimenti, può essere più difficile sviluppare familiarità con questi argomenti e affrontare con serenità alcune scelte economiche importanti. ** Si può migliorare la propria educazione finanziaria anche da adulti?** Assolutamente sì. Oggi esistono libri, podcast, corsi online e fonti istituzionali che permettono di acquisire gradualmente nuove competenze. Il primo passo è generalmente il più semplice: iniziare a fare domande e non avere paura di ammettere ciò che non si conosce. Il secondo, affidarsi alle fonti giuste: i contenuti solidi contano più di una comunicazione accattivante.
Ha senso parlare di soldi con i figli fin da piccoli? Certamente sì, purché si usi un linguaggio adatto alla loro età. Coinvolgerli in piccole decisioni quotidiane, spiegare come si costruisce il budget di una vacanza o perché si sceglie di risparmiare per un obiettivo può aiutarli a sviluppare un rapporto più sereno e consapevole con il denaro.
Ricapitolando
Insomma, lo abbiamo detto: a tavola si parla di politica, calcio e vacanze, ma raramente si parla anche di soldi. Eppure, parlare di denaro aiuta a imparare cosa vuol dire gestirlo. E, di riflesso, a prendere decisioni migliori.
Alla fine di questo articolo, hai scoperto che:
- in Italia il denaro è ancora un argomento che molte persone evitano, perfino in famiglia;
- ma l’educazione finanziaria parte dal dialogo, perché confrontarsi su questo aiuta a prendere decisioni più consapevoli;
- sull’alfabetizzazione finanziaria degli italiani, le ricerche mostrano che c’è ancora margine di miglioramento;
- chi parla più facilmente di denaro tende ad avere competenze finanziarie migliori, come emerge anche dalle indagini internazionali condotte dall’OCSE.
Possiamo certamente concludere ricordando che non è mai troppo tardi per imparare: leggere, fare domande e affrontare il tema con maggior naturalezza rappresentano un primo passo verso una gestione più consapevole. Ma se si impara da giovani, è decisamente meglio: il tempo, anche in questo, è l’alleato più potente. Insieme a una consulenza professionale, che non esclude ma, anzi, rafforza, l’importanza di un’adeguata cultura finanziaria.





