
Redazione CosaConta
La pensione può sembrarti lontana, ma se vuoi che sia serena devi pensarci in anticipo. E le novità previste nel 2026 rendono la previdenza complementare ancora più strategica.
Sommario
- Cosa sono i fondi pensione e perché sono importanti - Vai
- Come funzionano oggi i fondi pensione - Vai
- Cosa prevede la legge di bilancio 2026 per la previdenza complementare - Vai
- Nuove regole di adesione per chi inizia a lavorare - Vai
- Vantaggi fiscali: mettere da parte oggi conviene di più - Vai
- Maggiore flessibilità quando si va in pensione - Vai
- Trasferire il fondo senza perdere il contributo del datore di lavoro - Vai
- TFR lasciato in azienda: cosa cambia - Vai
- Cosa non cambia - Vai
- Impatto concreto: per chi sono rilevanti queste novità - Vai
- Riassumendo - Vai
La pensione è una di quelle cose che sembrano sempre lontane. Si sa che prima o poi arriverà, ma nel frattempo ci sono altre priorità: il lavoro, la casa, la famiglia, le spese quotidiane. E così, spesso, ci si pensa troppo tardi. Il punto è che, per i cambiamenti sociali e normativi in atto, la pensione pubblica da sola potrebbe non bastarti per mantenere il tuo tenore di vita quando smetterai di lavorare. Ed è proprio da qui che nasce la previdenza complementare, pensata per affiancare la pensione pubblica con un reddito aggiuntivo costruito nel tempo. In questo contesto, i fondi pensione non sono una novità, ma il 2026 può rappresentare un momento chiave: le regole sono destinate a cambiare e la direzione è chiara, con più vantaggi fiscali, maggiore flessibilità e meno vincoli per chi decide di aderire. Capire come funzionano i fondi pensione e cosa può cambiare dal 2026 aiuta quindi a valutare se questo strumento può diventare una scelta più accessibile e conveniente, anche se finora hai rimandato la decisione a un futuro imprecisato.
Cosa sono i fondi pensione e perché sono importanti
I fondi pensione fanno parte della previdenza complementare, definita dalla normativa come secondo pilastro del sistema pensionistico, perché affianca la pensione pubblica obbligatoria con un reddito aggiuntivo costruito nel tempo. Consentono infatti di accumulare un capitale che potrà integrare il reddito una volta smesso di lavorare. Il meccanismo è semplice: durante la vita lavorativa si versano contributi che vengono investiti sui mercati finanziari secondo criteri di diversificazione e gestione del rischio. Nel tempo, questi contributi possono crescere grazie ai rendimenti maturati. Al momento del pensionamento, quanto accumulato può essere utilizzato sotto forma di rendita, di capitale oppure con modalità miste, secondo regole definite dalla normativa. In pratica, è un modo per affiancare ai versamenti fatti all’Inps dal datore di lavoro un secondo accumulo di risorse che vengono investite nel mercato e possono generare rendimenti durante tutta la tua vita lavorativa, e di cui potrai chiedere la liquidazione quando andrai in pensione.
Per fare un esempio pratico, Chiara ha 28 anni e lavora da poco. Decide di versare un contributo mensile in una forma di previdenza complementare. Quei versamenti non restano fermi: vengono investiti in strumenti finanziari scelti dal fondo e, con il passare degli anni, possono crescere grazie al loro andamento sui mercati. Ogni nuovo versamento si aggiunge ai precedenti e continua a essere investito, sfruttando l’effetto del lungo periodo e del tempo che lavora a suo favore. Tra trent’anni, Chiara non avrà solo la pensione pubblica, ma anche un capitale aggiuntivo costruito poco alla volta che potrà integrare la pensione pubblica, senza dover affrontare grandi sacrifici concentrati in un solo momento.
Esistono diverse tipologie di fondi pensione (o forme di previdenza complementare), che si differenziano per modalità di adesione, destinatari e struttura:
- fondi pensione negoziali, legati a contratti collettivi e categorie di lavoratori. Sono riservati a chi lavora in determinati settori e, per ora, sono gli unici a beneficiare in modo strutturato di un contributo aggiuntivo del datore di lavoro;
- fondi pensione aperti, accessibili a chiunque, indipendentemente dal settore o dalla tipologia di contratto. Offrono maggiore libertà di adesione e scelta;
- PIP – Piani Individuali Pensionistici, di natura assicurativa, pensati per chi desidera una soluzione individuale . Alcune delle differenze tra queste forme incidono su costi, flessibilità, contributi aggiuntivi e possibilità di trasferimento nel tempo: sono tutti aspetti che entrano in gioco quando si inizia a ragionare sulla previdenza complementare.
Come funzionano oggi i fondi pensione
L’adesione a un fondo pensione è una scelta volontaria. Chi decide di aderire può stabilire quanto versare, con quale frequenza e in quale comparto investire, in base alla propria propensione al rischio e al tempo che manca al pensionamento. Non esiste un importo “giusto” per tutti: la scelta dipende dalla situazione personale e dagli obiettivi di lungo periodo. I contributi versati si accumulano nel tempo, vengono investiti sui mercati finanziari in modo diversificato e beneficiano di un trattamento fiscale agevolato. In concreto, una parte delle somme versate può essere dedotta dal reddito imponibile fino a una certa soglia, riducendo le imposte da pagare già oggi: un aspetto che vedremo meglio più avanti. Alla fine della carriera lavorativa, il capitale accumulato può essere utilizzato in modi diversi: trasformato in una rendita, riscattato in capitale oppure distribuito attraverso una combinazione delle due opzioni, secondo regole definite dalla normativa. La scelta dipende dalle esigenze personali e dal modo in cui si decide di gestire quella fase della vita.
Chiarito come funzionano oggi i fondi pensione, il punto diventa capire cosa può cambiare dal 2026 e perché queste modifiche incideranno in modo concreto sulle scelte previdenziali di oggi, non solo su quelle di domani.
Attenzione: tieni conto che - secondo quanto al momento previsto dal Covip - tutte le novità che ti presentiamo in questo articolo entreranno in vigore dal 1° luglio 2026. Ma perché questo accada il Covip deve emanare le istruzioni operative. La data effettiva di entrata in vigore potrebbe quindi cambiare.
Cosa prevede la legge di bilancio 2026 per la previdenza complementare
La legge di bilancio 2026 introduce novità che riguardano adesione, fiscalità, utilizzo del capitale e libertà di scelta. La direzione delle modifiche è netta: incentivare l’adesione alla previdenza complementare, rendendola più automatica per chi entra nel mondo del lavoro e più flessibile e conveniente per chi, invece, ha già iniziato a costruirsi un’integrazione alla pensione pubblica. È importante ricordare però che le disposizioni previste dalla legge di bilancio necessitano prima della loro entrata in vigore, come specificato nelle nuove norme, di aggiornamenti regolamentari da parte della COVIP e dei ministeri competenti, che occorrerà attendere per aggiornare l’assetto statutario e regolamentare dei fondi pensione. Ecco cosa cambierà:
Nuove regole di adesione per chi inizia a lavorare
Viene rafforzato il meccanismo di silenzio-assenso per i neoassunti. Chi inizia a lavorare ha 60 giorni per decidere cosa fare del TFR. In assenza di una scelta esplicita, il conferimento può avvenire automaticamente secondo le regole previste dalla normativa vigente, dal contratto o dagli accordi applicati. Tradotto nella vita reale: per chi comincia ora, rimandare equivale comunque a fare una scelta. Per questo informarsi subito fa la differenza: conoscere le opzioni disponibili aiuta a decidere con consapevolezza se aderire, a quale fondo e con quali modalità. Per chi è già assunto, la riforma prevede una nuova informativa aziendale sulle opzioni TFR: non si tratta di un’adesione forzata, ma di un’occasione per rivedere e confermare scelte fatte in passato.
Vantaggi fiscali: mettere da parte oggi conviene di più
Dal 1° gennaio 2026 è aumentato il limite annuo dei contributi deducibili dal reddito, che passa da 5.164,57 Euro a 5.300 Euro. In pratica, la somma che metti da parte per il tuo futuro nel fondo pensione viene esclusa dal calcolo delle imposte sul reddito fino a questo limite. Il risultato è che una parte dei soldi che investi per il futuro riduce le imposte che paghi oggi, sotto forma di sconto fiscale. Esempio: una persona che versa 5.000 Euro al fondo pensione e ha un’aliquota IRPEF del 35% può ottenere un risparmio fiscale complessivo di circa 1.750 Euro. Questo beneficio si realizza in sede di dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, attraverso una riduzione delle imposte dovute. In altre parole, investe 5.000 Euro per il futuro, ma nel tempo l’impatto reale sul reddito disponibile è di circa 3.250 Euro. Resta inoltre il meccanismo premiante per chi è alla prima occupazione: se nei primi 5 anni non si sfrutta tutta la deduzione possibile, nei 20 anni successivi si può recuperare la quota non utilizzata. Con i nuovi limiti, il tetto annuo complessivo può arrivare a circa 7.882 Euro, includendo il recupero.
Maggiore flessibilità quando si va in pensione
Un’altra novità riguarda l’utilizzo delle somme accumulate. Aumenterà la quota della posizione individuale accumulata, ovvero del capitale complessivo accumulato nel fondo, composto da contributi versati e rendimenti maturati nel tempo, che può essere riscossa in capitale: si potrà arrivare fino al 60%, rispetto al precedente 50%.
Inoltre, si allargherà il ventaglio delle possibilità di richiesta delle prestazioni in rendita . Si potrà infatti scegliere tra:
- rendita a durata definita: la posizione individuale accumulata viene divisa per il numero di anni di vita attesa secondo le stime Istat al momento della richiesta, e viene erogata in rate annuali. In questo caso la somma resta investita e potrebbe continuare a produrre interessi, pertanto è possibile che la cifra erogata aumenti negli anni. Questa possibilità prevede inoltre la facoltà di prelevare liberamente dalla posizione rimasta, in forma di prelievo a chiamata.
- erogazione frazionata: la posizione individuale accumulata viene erogata ratealmente, per un periodo che è possibile stabilire liberamente, purché non sia inferiore ai cinque anni.
Ma attenzione, con la rendita a durata definita, anche nel caso di eventuali prelievi a chiamata, la tassazione rimane pari a quella a cui si avrebbe ritirando tutta la posizione individuale al momento del pensionamento. E quindi al 15%, con una riduzione dello 0,3% l’anno a partire dal quindicesimo anno di partecipazione al fondo, fino ad un minimo del 9%.
Nel caso dell’erogazione frazionata, invece, la tassazione sale al 20%, con una riduzione dello 0,25% l’anno a partire dal quindicesimo anno di partecipazione al fondo, fino ad un minimo del 15%.

Trasferire il fondo senza perdere il contributo del datore di lavoro
In passato, cambiare fondo pensione poteva significare rinunciare al contributo del datore di lavoro sui versamenti futuri: non si perdevano le somme già versate, ma il datore di lavoro smetteva di contribuire da quel momento in poi. Questo poteva rendere il trasferimento poco conveniente. Questo vincolo verrà superato: il contributo del datore di lavoro non si perderà più in caso di trasferimento, a condizione che il nuovo fondo preveda il versamento del contributo aziendale e che siano rispettate le regole stabilite dal contratto collettivo applicato. Tornando al nostro esempio: Chiara, dopo alcuni anni, cambia azienda e settore. Inizia a informarsi e scopre che esistono fondi con costi più bassi e una gestione degli investimenti più adatta al suo nuovo orizzonte di lungo periodo. Potrà valutare una forma di previdenza complementare diversa sapendo che il contributo aziendale continuerà ad accompagnare i suoi versamenti futuri.
TFR lasciato in azienda: cosa cambia
Cambiano anche alcune regole legate al Fondo di Tesoreria INPS, che è un fondo gestito dall’INPS che ha criteri di rivalutazione del capitale fissati per legge e accoglie il TFR di chi decide di lasciarlo in azienda, quando il numero di dipendenti dell’azienda supera una certa soglia. Ecco, proprio quella soglia ora si alza, passando da 50 a 60 dipendenti. E questo vuol dire che nelle aziende con 50–59 dipendenti, se il lavoratore sceglie di lasciare il TFR in azienda, questo non viene più trasferito automaticamente all’INPS, ma rimane in azienda.
Cosa non cambia
- la previdenza complementare resta una scelta volontaria;
- l’orizzonte di lungo periodo resta centrale;
- non esiste una soluzione valida per tutte le situazioni.
La normativa spinge a incentivare l’adesione e a rendere lo strumento più accessibile e flessibile, ma la decisione finale resta sempre nelle mani di chi lavora.
Impatto concreto: per chi sono rilevanti queste novità
- Chi è all’inizio della carriera, perché il rafforzamento del silenzio-assenso renderà la scelta sul TFR più immediata e meno rimandabile;
- chi oggi pensa di non guadagnare abbastanza per “sfruttare” davvero i vantaggi fiscali, perché il meccanismo di recupero resta (e viene valorizzato): se nei primi anni non si riesce a versare molto, le deduzioni non si perdono ma possono essere recuperate nei 20 anni successivi, quando il reddito cresce e diventa più semplice destinare risorse alla previdenza complementare;
- chi ha già un fondo pensione, perché potrà valutare un trasferimento verso soluzioni più adatte senza perdere il contributo del datore di lavoro sui versamenti futuri.
Riassumendo
- i fondi pensione integrano la pensione pubblica con un reddito aggiuntivo;
- dal 1° luglio 2026 (salvo modifiche) aumentano flessibilità e vantaggi fiscali;
- cresce la libertà di scelta su capitale, rendita e trasferimenti;
- conoscere le regole è il primo passo per decidere in modo consapevole se e come costruire la propria previdenza complementare.
Quando si parla di pensione non si tratta solo di numeri, ma del tempo e della libertà che si vuole avere domani.





