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Redazione CosaConta

Aggiornato al 24 agosto 2026

Opzione Donna non è stata rinnovata dalla Legge di Bilancio 2026, ma chi ha maturato i diritti prima del 31 dicembre 2024 può ancora accedere.

In molte si chiedono se Opzione Donna esiste ancora, se è stata rinnovata, modificata o definitivamente cancellata. La risposta non è né sì né no in senso assoluto ed è proprio questa ambiguità che genera confusione.

La misura non è stata prorogata per chi non aveva ancora i requisiti. Ma non è scomparsa del tutto: chi aveva già maturato i requisiti entro la fine del 2024 conserva il diritto a fare domanda, anche oggi. Questa guida spiega esattamente la situazione, chi può ancora usarla e cosa fare.

Opzione Donna 2026: le ultime notizie dalla Legge di Bilancio

La Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025) non ha prorogato Opzione Donna per la maturazione di nuovi requisiti. Dal 1° gennaio 2026, non è più possibile maturare per la prima volta i requisiti per accedere a questa misura. Lo ha confermato l'INPS nella Circolare n. 19/2026.

Resta però attivo il principio della cristallizzazione del diritto: chi aveva già raggiunto i requisiti previsti dalla normativa precedente entro il 31 dicembre 2024 può presentare domanda all'INPS anche nel 2026 — e negli anni successivi — senza che la mancata proroga incida sul proprio diritto acquisito.

In parallelo, l'APE Sociale è stata confermata per tutto il 2026 alle stesse condizioni del 2025: è la principale alternativa rimasta per chi vuole uscire dal lavoro prima dell'età ordinaria di pensionamento.

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Cos'è Opzione Donna e come funziona

Opzione Donna è una misura sperimentale che permette alle lavoratrici di anticipare la pensione rispetto ai requisiti ordinari, accettando in cambio il ricalcolo dell'assegno interamente con il metodo contributivo. Questo significa che la pensione non viene calcolata sugli ultimi stipendi o sul sistema misto, ma solo sulla contribuzione accumulata nel corso della vita lavorativa, il che, nella maggior parte dei casi, comporta un assegno più basso rispetto alla pensione ordinaria.

Il "prezzo" dell'uscita anticipata è dunque una riduzione dell'importo mensile. Quanto si perde dipende dall'anzianità contributiva, dall'età al momento del pensionamento e dai coefficienti di trasformazione INPS vigenti.

I requisiti di Opzione Donna 2026: età e contributi

I requisiti si riferiscono a quanto doveva essere maturato entro il 31 dicembre 2024 per poter ancora usare la misura nel 2026.

requisiti opzione donna

I requisiti per categoria

L'accesso non è aperto a tutte le lavoratrici: è riservato a specifiche categorie tutelate.

  • Caregiver e invalide civili. (invalidità ≥ 74%) Età minima: 61 anni (60 con un figlio, 59 con due o più figli). Contributi minimi: 35 anni. I requisiti anagrafici e contributivi devono essere stati maturati entro il 31/12/2024. La condizione di caregiver o invalida civile deve invece essersi verificata entro il 31/12/2025. Per rientrare nella categoria caregiver è necessario assistere da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave riconosciuto ai sensi dell'art. 3, comma 3, Legge 104/1992. In casi specifici è ammessa anche l'assistenza a un parente di secondo grado convivente, ma solo se i genitori o il coniuge dell'assistita sono ultrasettantenni, invalidi o deceduti. La convivenza anagrafica con il familiare assistito è una condizione obbligatoria: deve sussistere al momento della domanda e mantenersi fino alla decorrenza della pensione. Se viene meno — il familiare non è più convivente o non soddisfa più i requisiti di disabilità grave — l'INPS rigetta o revoca il trattamento.

  • Dipendenti o licenziate da aziende in crisi (con tavolo di confronto attivo) Età minima: 59 anni a prescindere dal numero di figli. Contributi minimi: 35 anni. Requisiti anagrafici e contributivi da aver maturato entro il 31/12/2024. La condizione lavorativa deve essersi verificata entro il 31/12/2025.

  • Accesso con le vecchie regole (requisiti maturati entro il 31 dicembre 2021) Prima del 2022, Opzione Donna era accessibile a tutte le lavoratrici senza restrizione di categoria: 58 anni le dipendenti, 59 le autonome, 35 anni di contributi. Chi aveva raggiunto queste soglie entro il 31 dicembre 2021 conserva tecnicamente il diritto cristallizzato. Da un punto di vista pratico, però, queste lavoratrici oggi hanno circa 63-64 anni e in molti casi hanno già raggiunto o sono prossime ad altri strumenti pensionistici — come la pensione anticipata ordinaria o l'APE Sociale — spesso più favorevoli. Vale la pena verificare con un patronato se Opzione Donna sia ancora la scelta più conveniente nella propria situazione specifica.

La finestra di decorrenza: quando inizia la pensione?

La pensione non parte dal giorno in cui si presenta la domanda. Esiste una finestra mobile, un periodo di attesa tra la maturazione dei requisiti e il primo assegno.

  • Lavoratrici dipendenti: 12 mesi dalla maturazione dei requisiti.
  • Lavoratrici autonome: 18 mesi dalla maturazione dei requisiti.

Fanno eccezione le lavoratrici del comparto scolastico e dell'AFAM: per loro la finestra è fissa e coincide con il 1° settembre o il 1° novembre dell'anno di riferimento.

Non esiste un termine ultimo per presentare la domanda: il diritto cristallizzato può essere esercitato in qualsiasi momento, anche anni dopo la maturazione dei requisiti. Tuttavia, la cristallizzazione non è automatica: la lavoratrice deve presentare formalmente la domanda all'INPS allegando la documentazione che comprova la maturazione dei requisiti alle date normative. Senza istanza formale e documentazione, l'INPS non può riconoscere il diritto.

Quanto si perde con Opzione Donna: il calcolo dell'assegno

Il ricalcolo integrale con il metodo contributivo è il vero costo di Opzione Donna. L'assegno si calcola sul montante contributivo accumulato — cioè sulla somma di tutti i contributi versati nel corso della carriera, rivalutati secondo i tassi INPS — moltiplicato per il coefficiente di trasformazione corrispondente all'età al momento del pensionamento. Più ci si pensiona giovani, più basso è il coefficiente di trasformazione e quindi più basso è l'assegno. Chi esce a 59 anni ottiene una pensione sensibilmente inferiore rispetto a chi esce a 61, a parità di contributi versati.

In linea generale, le simulazioni INPS mostrano che il passaggio dal calcolo misto a quello interamente contributivo può ridurre l'assegno del 15-30% rispetto a quanto si percepirebbe aspettando la pensione ordinaria. Il dato varia molto in base alla storia contributiva individuale: carriere discontinue, periodi di part-time o basse retribuzioni penalizzano di più.

Prima di fare domanda, è fortemente consigliabile richiedere all'INPS una simulazione personalizzata dell'assegno atteso con Opzione Donna e confrontarla con la pensione ordinaria stimata.

Come fare domanda per Opzione Donna 2026

La domanda si presenta all'INPS. Chi ha maturato i requisiti può farlo in qualsiasi momento, non ci sono scadenze annuali.

  • Via portale INPS online (modo più rapido): accedi a myinps.inps.it con SPID, CIE o CNS → sezione "Domanda di prestazioni pensionistiche" → cerca il servizio dedicato ad Opzione Donna.
  • Tramite patronato (consigliato per chi ha situazioni contributive complesse): i patronati offrono assistenza gratuita nella verifica dei requisiti e nella compilazione della domanda. È la scelta migliore per chi ha contributi versati in gestioni diverse o periodi discontinui.
  • Tramite contact center INPS: numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile.

Documenti utili da tenere pronti: documentazione del ruolo di caregiver (certificazione di handicap grave del familiare assistito, dichiarazione di convivenza), oppure certificazione di invalidità civile ≥ 74%, oppure documentazione relativa alla crisi aziendale se si rientra in quella categoria.

Quando Opzione Donna conviene e quando no

Conviene se: Hai maturato i requisiti e sei in una delle categorie tutelate. Il tuo lavoro è diventato insostenibile per ragioni di salute, familiari o di condizioni lavorative. Hai una storia contributiva solida, con pochi periodi di discontinuità, che limita il divario tra calcolo misto e contributivo. Preferisci anticipare l'uscita anche accettando un assegno più basso, per ragioni personali o di qualità della vita.

Non conviene se: Hai ancora qualche anno al pensionamento ordinario e l'assegno stimato con Opzione Donna è significativamente più basso. Hai periodi contributivi discontinui o bassi redditi che penalizzano il calcolo contributivo in misura elevata. Puoi accedere all'APE Sociale o alla pensione anticipata ordinaria con condizioni più favorevoli. Il tuo datore di lavoro ti offre incentivi all'esodo che rendono più conveniente aspettare.

Domande frequenti

Opzione Donna 2026 è stata confermata o cancellata? Non è stata rinnovata per chi non aveva ancora i requisiti: dal 1° gennaio 2026 non è più possibile maturarli per la prima volta. Tuttavia, chi aveva raggiunto le soglie richieste entro il 31 dicembre 2024 conserva il diritto a fare domanda anche oggi, grazie alla cristallizzazione del diritto confermata dall'INPS con la Circolare n. 19/2026.

Quanti anni di contributi servono per Opzione Donna 2026? Almeno 35 anni di contributi, maturati entro il 31 dicembre 2024. Nel conteggio rientrano contributi obbligatori, volontari, da riscatto e figurativi (ad eccezione dei figurativi per malattia e disoccupazione dei dipendenti privati). Non è possibile usare la contribuzione della Gestione Separata.

Qual è l'età minima per Opzione Donna 2026? Dipende dalla categoria. Per caregiver e invalide civili: 61 anni (60 con un figlio, 59 con due o più), maturati entro il 31/12/2024. Per dipendenti da aziende in crisi: 59 anni, sempre entro il 31/12/2024. Attenzione: età e contributi devono essere maturati entro il 2024, ma la condizione — essere caregiver, invalida civile o lavoratrice in azienda in crisi — deve essersi verificata entro il 31/12/2025 o comunque deve sussistere alla data della domanda. Per le caregiver, oltre all'età e ai contributi, è necessario: assistere da almeno sei mesi un familiare convivente con handicap grave (Legge 104/1992, art. 3, comma 3), che sia coniuge o parente di primo grado. La convivenza anagrafica è obbligatoria.

Quanto si perde in busta paga scegliendo Opzione Donna? Non c'è una quota fissa: dipende dalla storia contributiva e dall'età al pensionamento. In linea generale la riduzione rispetto alla pensione ordinaria è stimabile tra il 15% e il 30%, ma può essere più alta per chi ha carriere discontinue o uscita molto anticipata. La simulazione personalizzata sul portale INPS è il modo più accurato per capire il proprio caso specifico.

Come si fa domanda per Opzione Donna all'INPS? Online tramite myinps.inps.it con SPID, CIE o CNS, nella sezione "Domanda di prestazioni pensionistiche". In alternativa, tramite patronato (gratuito) o contact center INPS al numero 803 164 da rete fissa. Non ci sono scadenze: il diritto cristallizzato si può esercitare in qualsiasi momento.

Opzione Donna vale anche per le lavoratrici autonome? Sì, ma con una finestra di attesa più lunga: 18 mesi dalla maturazione dei requisiti invece di 12. I requisiti di età e contributi sono gli stessi delle dipendenti. La misura si applica a prescindere dalla tipologia contrattuale, purché si sia maturato il diritto entro i termini previsti e si rientri in una delle categorie tutelate.

Ricapitolando

  • Opzione Donna non è stata rinnovata dalla Legge di Bilancio 2026: non si possono maturare nuovi requisiti dal 1° gennaio 2026.
  • Grazie alla cristallizzazione del diritto (confermata da INPS Circolare n. 19/2026), chi aveva maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024 può ancora fare domanda nel 2026 e negli anni successivi.
  • I requisiti da aver raggiunto entro il 31/12/2024: 61 anni e 35 anni di contributi per caregiver e invalide civili (con sconto per i figli); 59 anni e 35 anni per dipendenti da aziende in crisi.
  • L'accesso è riservato a specifiche categorie tutelate: caregiver, invalide civili con riduzione ≥ 74%, dipendenti o licenziate da aziende in crisi.
  • Il ricalcolo contributivo riduce l'assegno rispetto alla pensione ordinaria: la simulazione INPS personalizzata è indispensabile prima di decidere.
  • La finestra di attesa è di 12 mesi per le dipendenti e 18 mesi per le autonome. Non ci sono scadenze per presentare la domanda.

Articolo realizzato in collaborazione con FEduF

Le informazioni contenute negli articoli sono prodotte da Banca Mediolanum in collaborazione con FEduF, escludono qualsiasi forma di consulenza e hanno scopo puramente informativo.

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