Aggiornato al 24 agosto 2026

Regime forfettario 2026: cos'è, chi può usarlo e quanto si paga davvero

Regime forfettario 2026: cos'è, chi può usarlo e quanto si paga davvero

Il regime forfettario è il sistema fiscale agevolato per coloro che esercitano attività di impresa, arte e professione con ricavi o compensi fino a 85.000 euro. Chi rientra nei requisiti paga un'imposta sostitutiva del 15% — ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività — calcolata non sul guadagno reale ma su una base imponibile determinata a forfait. Per la maggior parte degli autonomi con spese contenute, conviene più del regime ordinario.

Se hai una partita IVA o stai pensando di aprirla, il regime forfettario è probabilmente la prima cosa di cui sentirai parlare. È il regime fiscale più semplice disponibile per i lavoratori autonomi italiani: meno burocrazia, un'unica imposta sostitutiva e nessun obbligo di registrare le spese ai fini fiscali.

Ma conviene davvero? E a chi? La risposta dipende da quante spese hai, da quanto guadagni e da come è composta la tua situazione reddituale complessiva. Questa guida risponde a tutte queste domande in modo chiaro e pratico.

Cos'è il regime forfettario e perché conviene a molti autonomi

Nel regime ordinario paghi le tasse sull'utile reale: ricavi meno costi effettivi, con aliquote IRPEF progressive che partono dal 23% e salgono fino al 43%. Nel regime forfettario, invece, la base su cui si calcolano le tasse non è il tuo guadagno reale ma una percentuale fissa dei tuoi ricavi: il cosiddetto coefficiente di redditività, che varia in base al codice ATECO della tua attività. Su quella base si applica un'unica aliquota del 15%, oppure del 5% per i primi cinque anni se si tratta di una nuova attività che non prosegue una precedente.

Il vantaggio principale è evidente per chi ha spese professionali limitate: se lavori da casa, usi pochi strumenti e non hai collaboratori, la base imponibile forfettaria può essere inferiore al tuo utile reale, e quindi paghi meno tasse. Il meccanismo non funziona altrettanto bene se le tue spese effettive sono alte, perché nel regime forfettario non puoi dedurle. ** Vuoi capire tutto sulla dichiarazione dei redditi 2026? Leggi la guida completa al 730.**

Chi può accedere al regime forfettario nel 2026: i requisiti

Il requisito principale è il limite di ricavi: per accedere e restare nel regime forfettario, i ricavi o i compensi dell'anno precedente non devono superare 85.000 euro. Se si supera questa soglia nel corso dell'anno, si esce dal regime a partire dall'anno successivo. Se i ricavi superano i 100.000 euro in corso d'anno, l'uscita è immediata. Il limite dei ricavi/compensi va ragguagliato in caso di attività iniziata in corso di anno. Inoltre, devi aver sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari. Oltre ai limiti di cui sopra, esistono alcune cause ostative, situazioni che impediscono l'accesso o la permanenza nel regime:

Non puoi accedere al forfettario se: hai partecipazioni in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari. Controlli direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata che esercitano attività economiche riconducibili alla tua. Eserciti l'attività prevalentemente verso datori di lavoro con cui hai avuto un rapporto di lavoro negli ultimi due anni.

Puoi accedere al forfettario anche se: sei anche lavoratore dipendente, a patto che il reddito da lavoro dipendente e/o assimilato percepito nell’anno precedente non abbia superato 35.000 euro lordi (soglia confermata dalla Legge di Bilancio 2026). Hai più codici ATECO, purché il totale dei ricavi non superi 85.000 euro. Sei in pensione.

Regime forfettario 2026: cosa cambia rispetto al 2025?

La soglia di 85.000 euro rimane invariata anche per il 2026. La Legge di Bilancio 2026 non ha introdotto modifiche sostanziali al regime forfettario: aliquote, coefficienti di redditività e cause ostative restano quelle in vigore nel 2025. Da segnalare che la flat tax incrementale — la misura che permetteva ai titolari di partita IVA in regime ordinario di tassare al 15% il reddito incrementale rispetto all'anno precedente — ha avuto una storia normativa travagliata e nella pratica non ha avuto ampia applicazione. Per il 2026, l'attenzione è concentrata sulla stabilità del regime forfettario base. Come si calcolano le tasse nel regime forfettario?

La formula è: Ricavi × Coefficiente di redditività = Base imponibile → Base imponibile × 15% = Imposta da pagare.

Il coefficiente di redditività dipende dal codice ATECO. Per i professionisti (avvocati, consulenti, designer, copywriter, sviluppatori software) è tipicamente del 78%. Per il commercio al dettaglio scende al 40%. Per i servizi di ristorazione è al 40%.

Esempio pratico: una consulente di marketing con 40.000 euro di ricavi annui. Base imponibile: 40.000 × 78% = 31.200 euro Imposta sostitutiva al 15%: 31.200 × 15% = 4.680 euro Se fosse nei primi cinque anni di attività, con aliquota al 5%: 31.200 × 5% = 1.560 euro.

Nel regime ordinario, con le stesse spese effettive basse, l'aliquota IRPEF sul reddito imponibile sarebbe del 23% sulla prima fascia fino a 28.000 euro e del 33% sulla parte eccedente, con un carico fiscale significativamente più alto.

Contributi INPS per i forfettari

I contributi previdenziali si pagano separatamente dall'imposta sostitutiva e dipendono dalla cassa a cui sei iscritto.

Gestione Separata INPS (per la maggior parte dei professionisti senza cassa professionale): l'aliquota contributiva 2026 è del 26,07% del reddito imponibile forfettario, confermata dalla circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026. È la situazione più comune per freelance e consulenti non iscritti a ordini professionali con cassa propria.

Artigiani e Commercianti: il contributo si paga con aliquote diverse e prevede un minimale fisso indipendente dal reddito, più una quota variabile sul reddito eccedente il minimale.

I contributi si versano in due rate: acconto a giugno e novembre, saldo entro giugno dell'anno successivo, tramite modello F24. I contributi INPS sono l'unica voce deducibile nel regime forfettario. La sequenza è precisa: si applica prima il coefficiente ai ricavi (es. 78%), ottenendo il reddito lordo forfettario; poi si sottraggono i contributi INPS versati; sul risultato si applica il 15%. Esempio con 40.000 euro di ricavi: 40.000 × 78% = 31.200 euro di reddito lordo → 31.200 - 6.437 euro di contributi INPS (26,07%) = 24.763 euro di imponibile netto → 24.763 × 15% = 3.714 euro di imposta. Senza la deduzione dei contributi, l'imposta sarebbe stata 4.680 euro.

Regime forfettario e lavoro dipendente: si può fare entrambi?

Sì, è possibile avere contemporaneamente un rapporto di lavoro dipendente e una partita IVA in regime forfettario, ma con un vincolo preciso: il reddito da lavoro dipendente, percepito nell’anno precedente, non abbia superato 35.000 euro lordi (soglia confermata dalla Legge di Bilancio 2026, in vigore anche per il 2025). Se ha superato questa soglia, scatta una causa ostativa e non si può accedere o restare nel regime forfettario. Se il tuo rapporto di lavoro dipendente è cessato entro il 31 dicembre dell'anno precedente, il limite dei 35.000 euro non si applica.

Vanno fatte alcune verifiche aggiuntive: non si può avere la partita IVA prevalentemente attiva verso il proprio datore di lavoro attuale o di uno degli ultimi due anni. Se si rispettano questi limiti, la coesistenza è possibile e in molti casi conveniente: si paga il 15% (o 5%) sui redditi autonomi, mentre il lavoro dipendente viene tassato tramite le ritenute del sostituto d'imposta.

La dichiarazione dei redditi nel regime forfettario: Modello Redditi PF, non il 730

Questo è un punto che genera molta confusione: chi è in regime forfettario non usa il Modello 730 per dichiarare i redditi da attività autonoma. Deve usare il Modello Redditi Persone Fisiche, compilando il quadro LM dedicato ai contribuenti in regime forfettario.

Il quadro LM raccoglie i dati sui ricavi, il coefficiente di redditività applicato, la base imponibile e l'imposta sostitutiva calcolata. Il modello si compila e si invia online tramite il sito dell'Agenzia delle Entrate, nella propria area riservata, oppure tramite un CAF o un commercialista abilitato. Se si ha anche un reddito da lavoro dipendente o da pensione, potrai compilare i relativi quadri del modello per dichiarare anche questi redditi.

Vantaggi e svantaggi del regime forfettario: quando NON conviene

Il regime forfettario ha vantaggi chiari ma non conviene in tutti i casi.

  • Conviene se: Le tue spese professionali effettive sono contenute (inferiori alla quota forfettaria imponibile). Preferisci semplicità: meno adempimenti contabili, nessun obbligo di registrazione delle spese, fatturazione semplificata.
  • Non conviene se: Le tue spese professionali reali sono alte — affitto dell'ufficio, collaboratori, attrezzature — e nel regime ordinario potresti dedurle dal reddito, abbattendo la base imponibile. Nel forfettario invece il calcolo si fa sempre sul ricavo lordo, a prescindere da quanto hai effettivamente speso. Vuoi detrarre spese personali come mutuo, spese mediche o interessi passivi: nel regime forfettario l'imposta sostitutiva sostituisce l'IRPEF, quindi le detrazioni personali non si applicano.
Calcolo regime forfettario

Il calcolo comparativo: forfettario vs ordinario in 3 scenari

Scenario 1 — Freelance con poche spese Marco è un consulente digitale con 35.000 euro di ricavi e spese professionali minime (abbonamenti software, telefono, circa 2.000 euro). Nel forfettario: base imponibile 27.300 euro, imposta 4.095 euro. Nel regime ordinario, con 33.000 euro di reddito imponibile, l'IRPEF sarebbe circa 8.100 euro — il doppio. Il forfettario conviene chiaramente.

Scenario 2 — Designer con spese elevate Anna gestisce uno studio di design con 70.000 euro di ricavi, un collaboratore a partita IVA e reddito lordo inferiore a 20.000,00, un affitto e attrezzature per un totale complessivo di spese pari a 50.000 euro annui . Nel forfettario non può dedurre nulla: base imponibile 54.600 euro, imposta 8.190 euro. Nel regime ordinario, deducendo le spese effettive, il reddito imponibile scenderebbe a 20.000 euro e l'IRPEF sarebbe circa 4.600 euro, quasi la metà del forfettario. In questo caso il regime ordinario conviene, ma il calcolo cambia sensibilmente in base alle spese reali e alle detrazioni personali accessibili. Inoltre, le spese per il collaboratore in caso di regime forfettario non devono superare 20.000 euro lordi. Meglio verificare con un commercialista quale conviene nella situazione specifica.

Scenario 3 — Dipendente con P.IVA accessoria Giulia lavora come dipendente con 28.000 euro lordi di stipendio e ha una partita IVA per consulenze con 15.000 euro di ricavi. Il reddito dipendente è sotto i 35.000 euro: può accedere al forfettario. Paga il 15% su una base forfettaria di 11.700 euro: circa 1.755 euro di imposta sui redditi autonomi. In regime ordinario, senza spese, l'IRPEF sugli stessi ricavi sarebbe 3.450 euro: quasi il doppio. Il forfettario è la scelta più efficiente.

Domande frequenti

Qual è il limite di ricavi per il regime forfettario nel 2026? Il limite è di 85.000 euro di ricavi o compensi. La soglia è rimasta invariata rispetto al 2025, la Legge di Bilancio 2026 non ha apportato modifiche. Se si supera questo limite nel corso dell'anno, si esce dal regime dall'anno successivo. Se i ricavi superano i 100.000 euro in corso d'anno, l'uscita dal regime è immediata.

Con il regime forfettario devo fare il 730? No. Chi è in regime forfettario non può usare il Modello 730 per dichiarare i redditi da attività autonoma. Deve usare il Modello Redditi Persone Fisiche, compilando il quadro LM. Se hai anche redditi da lavoro dipendente o pensione, compilerai i quadri specifici del predetto modello.

Posso aprire partita IVA forfettaria se sono anche dipendente? Sì, a due condizioni: il tuo reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non abbia superato 35.000 euro lordi (soglia confermata per il 2026), e la tua attività autonoma non sia svolta prevalentemente verso il tuo datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni. Se rispetti entrambi i vincoli, puoi avere la partita IVA forfettaria e pagare il 15% sui redditi autonomi, mentre il reddito dipendente viene tassato con le regole proprie di tale tipologia di reddito.

Quanto si paga di tasse con il regime forfettario al 15%? Si applica il 15% sulla base imponibile, calcolata moltiplicando i ricavi per il coefficiente di redditività del tuo settore. Per un professionista con coefficiente al 78% e 40.000 euro di ricavi: base imponibile 31.200 euro, imposta 4.680 euro. Per i primi cinque anni di attività nuova l'aliquota scende al 5%, con un risparmio significativo.

I contributi INPS si scaricano dalle tasse nel regime forfettario? Sì. I contributi INPS versati si sottraggono dal reddito prima di calcolare il 15%. In pratica: prima si applica il coefficiente ai ricavi (es. 78%), poi si toglie quello che hai già pagato all'INPS, e solo su quanto rimane si calcola l'imposta sostitutiva. Il risparmio effettivo è pari al 15% di quello che hai versato in contributi.

Il regime forfettario conviene sempre rispetto al regime ordinario? No. Conviene soprattutto a chi ha spese professionali basse, ricavi entro livelli medi e nessuna esigenza di detrarre spese personali rilevanti come mutuo o spese mediche elevate. Non conviene se hai costi aziendali alti che nel regime ordinario potresti dedurre, o se rinunci a detrazioni personali significative. Prima di scegliere, vale sempre la pena fare un confronto con un commercialista sulla propria situazione specifica.

Ricapitolando

  • Il regime forfettario applica un'imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi cinque anni di nuova attività) su una base imponibile calcolata a forfait, non sulle spese reali.
  • Il limite di ricavi è 85.000 euro, invariato nel 2026. Superati i 100.000 euro in corso d'anno, si esce immediatamente dal regime.
  • Non si può accedere al forfettario se si partecipa in società riconducibili alla propria attività, se si lavora prevalentemente per il proprio ex datore di lavoro, o se il reddito da lavoro dipendente e/o assimilato dell’anno precedente supera 35.000 euro, salvo che il rapporto di lavoro non sia cessato nell’anno precedente.
  • I contributi INPS si pagano separatamente e si deducono dal reddito lordo forfettario (ricavi × coefficiente) prima di applicare il 15%: riducono la base imponibile, non l'imposta direttamente.
  • Chi è in regime forfettario non usa il 730 ma il Modello Redditi PF, compilando il quadro LM.
  • Il regime non conviene se si hanno spese professionali elevate che nel regime ordinario si potrebbero dedurre, o se si vogliono detrarre spese personali rilevanti come mutuo o spese mediche, detrazioni non accessibili nel forfettario perché l'imposta sostitutiva sostituisce l'IRPEF ordinaria.

Articolo realizzato in collaborazione con FEduF

Le informazioni contenute negli articoli sono prodotte da Banca Mediolanum in collaborazione con FEduF, escludono qualsiasi forma di consulenza e hanno scopo puramente informativo.

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